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martedì 27 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/104


Marina di Palmi

Sole mescolato a mare

là dove la terra finisce

ai confini del tempo,

dove i giorni svaniscono

nell'immensità.

Lo sguardo senza limiti

vaga libero fino all'orizzonte

dove i pensieri naufragano

verso lidi sconosciuti.

         Palmi - estate 1956 

lunedì 26 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/103


Fiori dai colori sgargianti

nel loro fulgore,

spenti e ripiegati verso terra

dopo qualche giorno.

Fiori che appassiscono

riempiendo l'aria del loro odore,

corolle splendenti reclinate

sui vasi che restano inermi

come bocche vuote e sdentate. 

domenica 25 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/102


La città dorme ancora.

Rumore di pioggia incessante.

Le macchine scivolano 

sull'asfalto bagnato.

Spettatori sornioni del via vai

che scortano il tragitto dei passanti,

sono i gabbiani.

In lontananza,

rintocchi di campane.

Rintocchi lentamente scanditi

che come pugnali

mirano al cuore. 

Poesie della mia mamma/101

 

Vedo i tuoi grandi occhi

diventare stanchi e vuoti.

Ho pregato in tutte le lingue

ma in questo momento 

il Signore è cieco e sordo.

Traccia indelebile

di grandi ferite

che segna dolorosa impotenza

e lascia desolata solitudine.

Inquietante smarrimento

governato da paure ed angosce

per i giorni che verranno.

Forse il Signore chiama a sé

i suoi prediletti.

Il sorgere del sole non sarà più lo stesso

e il mare apparirà improvvisamente vuoto.

                                Ottobre 1978


venerdì 23 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/100


Eri il grande rifugio

delle mie solitudini,

dei miei smarrimenti, 

delle mie paure.

Eri il mio punto fermo.

Eri il fascino di un cielo stellato,

la magia di una giornata di neve,

la purezza della natura 

lavata dalla pioggia.

Eri il gioco delle nuvole in corsa, 

la scia fuggitiva di una grande cometa.

Eri l'ignota ricchezza che avvolge

tutto l'essere umano.

Eri l'universo senza confini.

Eri l'infinito mistero

che cattura sogni e speranze.

                   Dicembre 1978 

giovedì 22 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/99

 

Ferito con gli occhi

umidi di pianto.

Nascosto dietro il tuo dolore

la tua anima si spezza e si ricompone.

Non vuoi svelare il tuo male,

lo tieni in segreto

per non deludere le speranze

di chi ti sta vicino.

Bevo gocce di veleno

mentre ti consumi

nel tuo silenzio.

Poesie della mia mamma/98

 

Inenarrabile senso di vuoto.

Impressione di lievitare 

in una specie di limbo.

Sensazione di essere viva 

soltanto a metà.

Istanti fotografati, dipinti,

segnati nel tempo 

con grandi dubbi,

timori e ansie.

Nuvole nel cielo

gonfie di speranza.


martedì 20 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/97

 

Ultimo capitolo della nostra storia.

Non c'è più tanto tempo.

Risparmia il fiato.

Sai andare via senza far rumore.

La linea dei giorni è già in discesa.

Il mondo si presenta come un grande deserto.

Ora la memoria vive solo di passato:

né presente, né futuro,

ed è come una nave priva di timone

in balìa della tempesta.

Finito il tempo della commedia

comincia tra poco quello della tragedia.

                                        Ottobre 1978

lunedì 19 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/96

 

Si chiude l'inverno.

Esplode la primavera.

Il vento gioca

con le chiome degli alberi.

Le barche si spingono al largo.

Tutto si apre a nuova vita.

C'è l'incanto del tramonto,

del cielo colorato di rosso. 

Ascoltiamo il silenzio

per rientrare in noi stessi.

                 Primavera 1975

Poesie della mia mamma/95


Prenditi tempo per sorridere:

è la musica dell'anima.

Prenditi tempo per amare:

è la via della felicità.

Prenditi tempo per leggere:

è la sorgente della saggezza.

Prenditi tempo per giocare:

è il segreto della giovinezza.

Prenditi tempo per pensare:

è la fonte dell'intelligenza.

Prenditi tempo per pregare:

è la chiave per l'eternità.

Prenditi tempo per donare:

è l'antidoto all'egoismo.

Prenditi tempo per consolare:

è la premessa dell'empatia. 

domenica 18 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/94

 

Sei la mia forza,

la speranza del domani,

l'allegria che dà la carica.

Sei la lampada sempre accesa,

il sole che dà calore nelle giornate fredde.

Sei la saggezza, la sicurezza,

la calma e la freschezza

dei giorni che verranno.

              Febbraio 1968

venerdì 16 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/93

 

Squarcio di cielo azzurro e profondo,

sei un lento scintillio di stelle.

Il silenzio della notte è gioia e sicurezza.

La luna sospesa nel cielo

illumina il mondo intero.

Tutto profuma di verde,

ogni cosa si nasconde e tace.

Il vento scende dalle montagne

e anche gli stracci odorano di buono.

                 Falerna, 15 febbraio 1954

giovedì 15 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/92


La vita è come le montagne russe.

E' un giorno forte e allucinante.

La vita è lanciarsi con il paracadute.

E' rischiare, è cadere, è rialzarsi,

è alpinismo, è voler raggiungere la vetta

per poi ritrovarsi insoddisfatti 

e angosciati, quando il destino

si accanisce contro di te.

                          Marzo 1985 

mercoledì 14 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/91

 

Come un'ombra 

in cerca di equilibrio

ti cerco in ogni strada,

nei treni delle vacanze,

in ogni vicolo nascosto, 

nelle divise dei sottufficiali, 

in ogni dove.

Sei diventato vento

che soffia sul mare

e sputa raffiche sulle onde

schiantandosi contro la scogliera.

Ora le parole

sono senza ritorno.

                  Giugno 1979

martedì 13 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/90

 


E' bello ascoltare insieme

la stessa melodia.

E' bello guardare insieme l'aurora 

che sorge dal mare.

E' bello vedere spuntare dai prati

una piccola margherita.

E' bello vedere a occhio nudo

nel buio della notte

il cielo terso sopra di noi.

E' bello ammirare le stelle

la notte di San Lorenzo

stando vicini.

              10 agosto 1957

lunedì 12 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/89

 

La breve e intensa

fioritura del pesco 

segna il declinare dell'inverno.

La sua esplosione di petali

scuote il cuore dal letargo

e illumina gli occhi,

ma dura pochissimo.

Al chiarore di una notte

senza luna

cadono i fiori di pesco

e l'albero rimane spoglio

e privo del suo colore.

Poesie della mia mamma/88

 

Nella strada vedo ombre

che camminano

coi loro fardelli.

Tutti hanno fretta.

Come automi vanno

nel mondo che corre,

e come ciechi

non vedono le immagini

che avanzano come in un film.

E' difficile svelare ad altri

i bagliori più reconditi

che non danno risposte

alle nostre domande.

domenica 11 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/87



Scavo nei miei ricordi

per ritrovarti

ora che non ti ho più.

La mia idea di naufragare

si aggrappa al tuo relitto

e mi porta lontano

nel tempo.

Rileggo la mia vita

come sulle pagine di un libro.

Rivedo i miei anni giovanili

che rotolano fra le tue mani.

Ti ho conosciuto da sempre

e ti ho amato con tono deciso.

Tu eri la mia stella polare.

Sei partito.

Non ti ho potuto trattenere.

 

venerdì 9 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/86


La mia vita ubriaca di futuro

ritorna indietro nel tempo

per non toccare il vuoto

e respirare l'impossibile.

Aspetto dietro i vetri della finestra

e guardo lontano in un inutile mattino

una vaga e minima speranza

per non sprofondare

nel

nulla. 

Poesie della mia mamma/85


Grosse gocce d'acqua 

simili a diamanti

cadono dal cielo.

La pioggia lava l'asfalto

che è diventato lucido.

Il sole scende velocemente

e la luce morente

si riflette sulle case

gettando ombre

su buona parte del paesaggio.

Le giornate scivolano via

come parole di un'antica liturgia.

mercoledì 7 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/84

 

Alba mista a pioggia.

Pioggia mista a neve.

Il pesco è fiorito:

sembra una nuvola rosa

che staccatasi dal cielo

si è posata leggera

sui rami spogli.

Giornata gelida,

oggi come ieri

e forse come domani.

martedì 6 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/83

 

Il tuo amore è diventato vento.

Trascorro i giorni che seguono

compiendo il cammino a ritroso,

cogliendo tutti i nostri grandi valori.

Tu mutavi l'onda scatenante

in un mormorio

dolce e disperato.

Sono molto vicina al tuo richiamo

e vivo con te il canto del cigno.

lunedì 5 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/82

 

Cerco nella mia mente 

il rumore dei tuoi passi 

cadenzati,

cerco nella mia mente

il timbro della tua

voce suadente,

cerco nella mia mente

le tue battute ironiche

e non riesco a darmi pace.

Certe ferite rimangono 

sempre aperte 

e non si possono ricucire.

Il mio cuore ferito

ospita ricordi dolorosi

che lasciano il segno.

domenica 4 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/81


Rivedo ogni anno 

i luoghi della mia adolescenza.

Poco per volta

trovo davanti a me

il tempo trascorso.

Superficie increspata

da cui riaffiorano

frammenti di memorie,

sensazioni e gesti,

parole e volti,

a me molti cari.

Lascio i pensieri

nella penombra della mia anima.

Il passato

diventa groviglio istrionico

custodito gelosamente

nella mente e nel cuore. 

sabato 3 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/80

 

Comincia un anno nuovo 

con trecentosessantacinque giorni 

di pagine vuote.

Li riempirò coi ricordi,

col tuo sorriso,

con la tua voce,

con i tuoi sguardi,

con le tue parole calde,

col tuo grande amore.

In compenso 

ti regalo i miei lunghi

e frequenti silenzi.

Il tuo ricordo

mi farà compagnia

per tutta la vita.

                   1979

venerdì 2 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/79

 

Basta un secondo di tempo

per cambiare il corso

di tutta la vita

e lasciare tutte le cose a metà

con un vuoto assoluto

dentro e fuori.

Il mondo è maestro 

per prospettare un futuro incerto.

Il battito del cuore

diventa ad un tratto

il rintocco di una campana a morto. 

giovedì 1 febbraio 2024

Poesie della mia mamma/78


I rintocchi del campanile

segnano il tempo.

I raggi di un pallido sole

proiettano ombre lontane.

Il paesaggio sembra morto

ma un raggio di luce precede l'aurora

e una sotterranea speranza

rilancia la vita,

mentre intorno il silenzio

inghiotte ogni cosa.


mercoledì 31 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/77


Avrei voluto volare con te

fino alla fine del nostro tempo.

Eri la tavolozza piena di colori.

I tuoi occhi mi parlavano senza parole.

Discorsi interrotti all'improvviso. 

La catena di colpo si spezza

e il treno non  può rallentare 

la sua pazza corsa.

Così si consumano i giorni

all'insegna di orizzonti grigi.

                          1 febbraio 1979

(Il primo compleanno di mio padre

dopo la sua morte. NDR) 


Poesie della mia mamma/76

 

Lasciami scoprire il trascorrere 

dei tuoi giorni.

Lasciami pensare

ai tuoi sospirati progetti.

Lasciami sentire

i tuoi reconditi pensieri.

Lasciami esplorare 

le tue gioie sconosciute.

Lasciami approdare 

nei tuoi lontani confini.

Lasciami entrare

nel labirinto del tuo animo.

Lasciami sfiorare il tuo viso

con le mie carezze.

Lasciami ascoltare

nel silenzio

la tua voce

calda

e avvincente.

             Maggio 1955

martedì 30 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/75

 

I tuoi occhi celano la promessa

del tuo caratteristico sorriso.

Sono teneri e gentili,

misteriosi ed infantili,

carezzevoli e maliziosi

per diventare poi assorti e pensosi,

distanti dal presente

ma smarriti in un lontano sogno.

domenica 28 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/74

 

Tristezza e gioia

non hanno forma in voce.

Non si possono misurare 

col metro.

Non si possono pesare

sulla bilancia.

Restano misteri impenetrabili.

Nei momenti bui

anche una parola

è acqua nel deserto.

Poesie della mia mamma/73

 

Il tuo respiro mi parla.

Le lacrime non fanno rumore

e tu non le hai mai viste 

né sentite.

Incapace di decifrare

i segnali della vita,

affaticata e infreddolita

mi sembra di attraversare

a piedi la Siberia.

sabato 27 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/72

 

Il viaggio è finito.

Cercarti non serve più.

Tu prendi il largo

e il mondo si ferma

senza ragione alcuna.

Io mi perdo 

in una confusione lontana

dove le porte si chiudono

lasciando fuori le ansie

dei giorni che verranno.

Stavo barattando con un Dio

che non mi avrebbe ascoltata.

                    Dicembre 1978

giovedì 25 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/71

 

Ho passato tutta la vita 

a costruire un castello

di illusioni.

Improvvisamente un vento forte

l'ha buttato giù.

Tra virgole e punti

si ricomincia da capo.

Quando si rinnova la corsa

c'è sempre meno di quello che vorresti.

La vita sa

come chiudere il conto.

mercoledì 24 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/70

 

Mi ero persa nel labirinto 

dei tuoi sguardi.

Mi ero specchiata nel tuo sorriso.

Ti avevo aspettato da sempre.

Pensavo che saresti rimasto a lungo

nel mio domani.

Ogni volta che ti vedevo

era un tuffo al cuore.

Pensavo che la nostra bella favola

sarebbe durata a lungo.

Ora vivo a metà

e il freddo 

mi gela

il respiro.

martedì 23 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/69

 

La tua vita

una breve volata.

Continui a parlare 

nel silenzio

e solo io ti ascolto

per sollevare l'animo -

come un filo sottile 

fra due ganci-.

In questa notte stellata

la tua voce inconfondibile

mi dà coraggio

per continuare un cammino 

che mi aspettavo molto diverso

da come si è manifestato.

La morte purtroppo

cambia tutte le cose.

                    Dicembre 1978


lunedì 22 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/68

 

Quiete bucolica

avvolta di luce riposante.

I rami degli alberi

si muovono come ventagli.

Il vento non conosce riposo.

Nuvole di malinconia.

Occhi severi e penetranti.

Incantevoli visi incupiti.

Ogni persona è un pianeta segreto.

Il mondo continua a sfrecciare

in mezzo al nulla

divorando inesorabilmente 

spazio e tempo

ingoiati per sempre

nell'infinito.

domenica 21 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/67


Ti sento vicino.

Respiro nel tuo respiro.

Vorrei dirti tante parole,

mi soffoca la timidezza.

Mi voglio nascondere 

dentro i tuoi pensieri.

Fermiamo il tempo 

tenendoci per mano.

Stammi sempre vicino

e facile sarà il nostro cammino.

                    Giugno 1956 

Poesie della mia mamma/66


Sei come l'acqua per i fiori,

come il bosco per i funghi.

Sei come la carica per l'orologio.

Sei come un grappolo

che tiene uniti i suoi acini.

Sei come una calda coperta.

Sei come le dita della mano

che si aiutano a vicenda.

Sei come una grande orchestra

nella quale si suonano le note più belle.

Sei come il nido caldo per gli uccelli.

Sei come un forte vento che aiuta

la piccola barca a vela

per non andare alla deriva.

Sei come un ramo di ciliegio

in piena primavera.

Sei come un grande sole

che scalda il nostro domani.

                   Febbraio 1956 

venerdì 19 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/65

 

Agosto milazzese

Giornate torride

e accecanti

come acciaio fuso.

Profondo silenzio,

aria impregnata

di gravità impietosa.

Miraggio vago sopra il mare.

Sei la mia lampada magica.

Nei tuoi grandi occhi

rivedo l'aurora boreale

e il grande tiranno

dei miei sogni notturni.

            Agosto 1962

giovedì 18 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/64


Panorama della vita

sei fatto di pianure e colline,

fiumi e deserti,

steppe e giardini,

lande e foreste,

mari e montagne,

gioie e tormenti.

E' un dipanarsi contraddittorio

di azioni ed emozioni,

sogni e illusioni,

per poi scomparire

nell'immobilità senza ritorno

con il nulla fra le dita.

 

mercoledì 17 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/63

 

Pallida penombra

di una strana notte d'estate

dove il sogno ricorrente 

è riposo ed evasione

dalla routine che attanaglia 

i giorni e le ore,

per spaziare in giorni lontani

dove la sola ragione

è sparire

nel nulla.


martedì 16 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/62

 

Voglia di cose belle,

di mare, di sole, di calore.

Linguaggio pittoresco

di vita in movimento.

Splendore di bellezza

nei fiori, nelle stelle,

nel gioco di colori, nella natura,

nel sorriso dei bambini.

Atmosfera magica, poetica,

romantica, fantastica.

Passione che esplode

come fuoco improvviso.

              Estate 1957



lunedì 15 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/61


Se mi addormento svegliami.

Se mi fermo, spingimi a proseguire.

Se non ho voglia, dammi la carica.

Se smetto di lottare, comprendimi.

Se mi affatico, proteggimi.

Se mi rattristo, consolami.

Se inciampo nel mio cammino

sollevami e dimmi che ci sarai

per sempre.

                24  giugno 1957

domenica 14 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/60

 

I nostri sguardi 

custodiscono un sogno.

Guardo attraverso i tuoi occhi.

Parlo per mezzo della tua bocca.

Penso per mezzo del tuo cervello.

Scrivo parole d'amore

per non avere il disagio

di pronunciarle a viso aperto.

Poesie della mia mamma/59

 

Orizzonte imperlato di grigio.

Cielo sfumato di pallori violacei.

Declino dell'estate. Aria immobile.

Silenzio greve. Veglia trasognata.

Sospeso ascolto di un fatto inatteso.

Mosaici di ricordi tornano alla mente

con l'animo a brandelli.

Novembre 1952

sabato 13 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/58

 

                     Sei

Tu sei il mio pensiero fisso,

la chiave della cassaforte,

il sogno proibito.

Sei la favola che avrei voluto,

il respiro di arbusto che cresce,

il punto fermo della mia vita.

Sei roccia, uragano, vulcano.

Sei l'ombra che mi accompagna

tutti i giorni della vita.

Sei la migliore cosa 

che mi sia capitata.

Sei un pezzo di sole

tra le mie mani.

Sei un libro da sfogliare 

pieno di sorprese.

Dentro di me sento i tuoi passi

che si allontanano

... e per sempre.

                    Ottobre 1978


giovedì 11 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/57

 

Quando il coraggio

ti viene negato 

e arranchi senza voglia,

la stanca mente 

si adatta al niente

come il perdono 

si piega alla colpa.

Nelle giornate faticose 

attendi un segno,

una parola, un sorriso 

ma la risposta è negativa.

Nelle pieghe di una stagione sfinita 

immenso deserto 

e grande solitudine.

Il cerchio si chiude 

nello spazio consueto del quotidiano.

Tutto finisce 

nella pozzanghera dello sgomento.

Il sogno più semplice

s'increspa e sparisce 

al primo soffio di vento.

                 

Novembre 1978

Poesie della mia mamma/56

 

Non c'è luce che non abbagli,

non c'è sorriso che non illumini la notte, 

non c'è strada che non sia percorsa,

non c'è attrazione che non sia partecipazione,

non c'è vecchiaia che non sia malinconia, 

non c'è forza interiore che non sia sofferenza,

non c'è distacco che non sia lacerazione,

non c'è serenità 

che non sia successione

di ritmi scanditi

dal piacere di vivere.

mercoledì 10 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/55


Chiamami quando hai voglia,

continua un bel dialogo,

cercami quando mi allontano.

Io sono inerme

folgorata dagli eventi,

ingannata dal presente 

dove le ore e i giorni 

sono smarrimento continuo.

Settembre 1952 

lunedì 8 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/54


Grande tu sei in amore e forte in bontà.

Atteggiamenti, parole,

gesti e decisioni

sono rispetto, benevolenza 

e speranze.

Non sai il dono che sei,

il dono che fai,

quando ovunque ci avvolge

nell'ora che vivi,

nell'ora che affonda

e sprofonda,

nell'istante di vita

che passa e lievita

solenne, forte, potente

come una roccia

dentro il nostro cuore

scritta e scolpita,

una sola e grande parola:

"AMORE"


domenica 7 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/53

 

Vago come un pallido fantasma

in uno spazio sconfinato

e malinconiche fughe,

cercando un frammento di tempo

fra grandi sogni e triste realtà.

Guardo là dove muore il sole 

aspettando un tramonto sereno 

per non naufragare.




Poesie della mia mamma/52

 

Quello che vorrei 

Vorrei tante speranze

per un giorno nuovo.

Vorrei parole di coraggio

tra le foschie dell'aurora.

Vorrei annunciare tempi migliori

contro le cattiverie del mondo.

Vorrei il divieto per i lamenti 

e tanta gioia contro lo sconforto.

Vorrei grande entusiasmo

contro lo scetticismo del passato.

Vorrei la sicurezza di un orizzonte

che si accende ai primi raggi del sole.

Vorrei guardare le gemme

che spuntano sui rami

e non piangere più

sulle foglie che cadono.

Settembre 1961



 

venerdì 5 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/51

 

Calamoresca 

Mare calmo 

e acqua turchese.

Promontorio roccioso

immerso nel sole.

Cielo blu senza nuvole,

angolo di paradiso

dove ogni ora che passa 

ti fa scoprire

un regno irreale

che sembra vissuto

con la fantasia.


Piombino, giugno 1965



Poesie della mia mamma/50

 

Primo incontro.

Cuore in gola.

Mani sudate.

Battiti ai margini

dell'infarto.

Diciotto anni io,

tu ventitré.

Il tuo fascino

è irresistibile,

la tua simpatia

è disarmante.

Sei al centro dei miei pensieri.



mercoledì 3 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/49


Con la semplicità della musica

ascolto il suono della mia vita

e sulle mie spalle

porto l'inadeguatezza

nei confronti del mondo.

Tutto scorre impercettibile

come i miei gravosi pensieri

nascosti sotto la mia corazza

capaci di dilaniarmi.

Sono ricordi del passato

che mi tengono legata

al presente.



Poesie della mia mamma/48


Rocce appese al cielo

galleggianti nell'acqua.

Paesi e sobborghi

come frasi gettate qua e là,

spezzati dal verde dei boschi

e dal turchese del mare,

imprigionati da stradine contorte.

Specchio di un piccolo mondo

spezzato da piccole alture,

bellezza rude e leggermente selvaggia.

Questo è il nostro mare.

Calabria 1960





martedì 2 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/47

 

Odore di Calabria 

Valigie piene di ricordi

allontanate dalla mia terra.

Nostalgia lancinante

dei miei sogni notturni.

Malinconiche riflessioni

perdute in un passato lontano.

Sospesa nel tempo

rivedo la mia infanzia

in un angolo di giardino

dove sovrasta il Cedro del Libano

piantato alla mia nascita

e sradicato dopo molti anni.


lunedì 1 gennaio 2024

Poesie della mia mamma/46

 

Meraviglia e stupore

ti accompagnano a scoprire

le bellezze del creato.

Osserva il firmamento

con occhi ammirati e consapevoli

mentre il concetto di infinito

ti sfugge di mano,

perché ogni cosa va oltre il tempo.

 




domenica 31 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/45


E' inverno.

La sera fa buio presto, 

le strade si svuotano.

Solo il richiamo del vento

si ostina a bussare ai vetri dei terrazzi.

Pioggia dura e sferzante

che raggiunge i tetti,

frusta le strade

allagando ogni cosa

in un finimondo di foglie,

che rapite da terra

volteggiano vorticosamente

come i pensieri lontani

che si perdono dietro ai ricordi.

sabato 30 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/44

 

Notte cupa di Novembre.

Silenzio pesante come grosso macigno.

Qualche stella luccica di tristezza

come occhi improvvisamente spenti.

Sfiniti dal peso della nostra esistenza

arranchiamo,

mentre il tempo che ci resta

è già passato,

in questo lungo inverno molto agitato.

venerdì 29 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/43

 

Vorrei essere la tua stella polare

che illumina la strada.

Vorrei essere una lacrima 

per i tuoi occhi stanchi,

sorriso per il tuo dolce viso,

gioia per la tua tristezza,

riposo per il tuo breve cammino,

ombra per le tue calde giornate,

speranza per le tue settimane buie,

luce per le tue ore grigie,

giusto equilibrio quando sei in bilico.

Vorrei essere la tua più bella storia

che non dovrà mai morire.

1 settembre 1951 

(data del matrimonio) NDR

mercoledì 27 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/42

 

A Gianni

Sono qui per smuovere i tuoi pensieri.

Sono qui per sentire le tue emozioni.

Sono qui per ascoltare le tue curiosità.

Sono qui per scoprire tutti i tuoi progetti.

Sono qui per farti sentire appagato.

Sono qui per curare la tua insonnia.

Sono qui per appropriarmi della tua allegria.

Sono qui per leggere le tue pagine più belle.

Sono qui per prendermi cura dei tuoi giorni.

Sono qui per guardare il mondo assieme a te.

Sono qui per aiutarti a sperare nel domani.

Sono qui per condividere i sogni irrealizzabili.

Sono qui per guardarti negli occhi senza arrossire.

Sono qui per scavare dentro il tuo equilibrio.

                        Sono qui

per ringraziarti del bene che mi hai dato.

Aprile 1954

martedì 26 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/41

 

Travolti dagli eventi

odo solo cadenze

di passi lontani

e in un girotondo

le nostre mani si cercano, 

mentre stanchi inseguiamo

pensieri increspati di luce

che si spostano oltre confini

del misterioso fluire.

Poesie della mia mamma/40

 

Suoni che calano dal cielo, 

lambiscono la mente, 

vanno a perforare la notte

e spariscono lontano.

Rintocchi di campane

si sciolgono nell'aria

e uno dopo l'altro

piombano addosso 

come lame acuminate.

Parcheggio i ricordi

di un felice passato

e la mente vaga

in tutte le direzioni.

lunedì 25 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/39

 

Ricordi lontani

perduti per sempre.

Cuore scavato,

pensieri smarriti

in atmosfere indurite 

dal gelo invernale.

Attese trepidanti

senza la tua presenza.

Il freddo si fa sentire.

Domani sarà Natale

solamente per il mondo intero.

Natale 1978

domenica 24 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/38

 

Felicità è stringere le tue mani.

E' sentire le tue carezze sul mio viso.

Felicità è sentire la tua calda voce,

è asciugare una cocente lacrima.

Felicità è sperare nella vita in due,

è sentirti sempre vicino. 

Felicità è camminare insieme 

per i sentieri impervi della vita.

Felicità è guardare con te l'orizzonte

dove ogni giorno spunta il sole.

Felicità è arrivare insieme al tramonto.

Felicità è sbaragliare il cancro

per non veder morire le persone care.

Ottobre 1978


sabato 23 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/37


L'orario della partenza 

è scoccato

per chiudere una vita.

Sconcerto di ombre non taciute,

odore di giorni che svaniscono

nella penombra sterile.

Musica ed emozioni

da invocare e difendere

con le nostre memorie

asciugate nel tempo

che annunciano

di affrettare la corsa.

Ottobre 1978 

giovedì 21 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/36

 

Sei un'ombra 

accanto ai miei passi.

Una luce sempre presente

dentro di me.

T'intravedo

nello specchio

dei miei pensieri.

La tua presenza 

è ovunque.

Ora la strada è difficile

e piena di sassi, 

ma il mondo non si ferma.

Quando la morte

bussa in casa tua

porta via

i migliori pezzi

della tua esistenza.

Marzo 1981

mercoledì 20 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/35

 

In quel tuo volto stanco

c'era qualcosa 

che annunciava la fine.

Eri una roccia spenta

che si sgretolava con niente.

E il tuo viaggio 

si fermerà prima dell'approdo.

Aspettavamo il miracolo, 

ma lassù

si erano dimenticati

di noi.

Febbraio 1979

martedì 19 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/34


Notte illuminata 

dal bagliore di un lampo.

Cielo buio 

dove non c'è posto per la luna.

In bilico tra ricordi e sogni

si respira il silenzio

senza cercare parole.

Natura, arte e preghiera

hanno la stessa armoniosa compostezza

di luce e di colori, 

di silenzio e di suoni.

La più sublime armonia

riveste tutte le cose

e parla amabilmente di Dio. 

lunedì 18 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/33

 

La vita mi passa davanti

come il film 

di una fuga senza ritorno.

Elenco progressivo 

di giorni tormentati

puntellati dalla tenace speranza 

di tempi migliori.

Briciole di vita

conficcate nella mia mente

come chiodi.

Spalanco la finestra

della mia vita

su ricordi troppo intensi,

ma un colpo di vento

porta via ogni cosa.

La partita si è chiusa per sempre.

domenica 17 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/32

 

Insieme a te

Insieme a te alla scoperta del mondo

con tanta voglia di andare.

Insieme a te accendere la luna,

far rifiorire le rose,

profumare la terra 

e illuminare le stelle.

Guardare insieme il mare

sulla spiaggia di Taormina

e rivedere nei tuoi occhi

quella grande luce

che ti illuminava il viso.

Sei il mio grande punto di forza.

Insieme a te andare,

perdersi, girovagare 

senza meta e senza speranza,

ma pregustando

la dolcezza del ritorno.

Aprile 1952

Poesie della mia mamma/31


 "A due anni dalla sua morte"

Molte cose non dette.

Tante domande senza risposta.

A poco a poco il grigio del mare

e del cielo contribuiscono

a scolorire i ricordi

della mia vita passata

per intenerire le arterie

indurite dalla sofferenza 

e per sciogliere i lacci della paura.

I giorni trascorrono 

in balia del quotidiano

e respiro l'impossibile.


sabato 16 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/30

 

Mi arrivano addosso

mozziconi di tempo

dolorosi e mai capiti.

La vita ne esce stropicciata

come un bigliettino

stretto in un pugno.

Il passato resiste al futuro

e continua a possedere il presente.

Amore e tramonti confusi

in una grande poltiglia

di istanti scaduti nel tempo.

venerdì 15 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/29


Grappoli azzurro-violacei

profumati e ricadenti

fino a toccare terra.

E' il glicine.

Arbusto rampicante

con rami giovani

che si attorcigliano

attorno allo stesso fusto.

E' una pianta che sembra declinare

e morire.

Esprime ansia di futuro,

ma basta che tocchi acqua o terra

per ridiventare giovane

e rigogliosa. 

mercoledì 13 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/28

 

Ricordi di cose andate,

brandelli di vita

in una dimensione 

senza tempo.

Fermo i pensieri

nel silenzio che mi appartiene.

Contemplo la città addormentata.

Gli occhi e il cuore

si perdono nella notte silenziosa,

e sperano che domani

sia un giorno migliore.

Poesie della mia mamma/27

 

Sento la tua voce lontana

oltre le barriere del suono,

oltre tutti i limiti

dove l'anima viene parcheggiata.

Sento il cuore impazzire.

Sento che ci sei, che esisti.

Sento la tua presenza

che trasmette le più grandi emozioni.

Sento le tue carezze

e intorno vedo solo i tuoi occhi.

La tua voce passa attraverso il mare

e arriva forte e calda

come uno dei tanti miracoli,

portando via per sempre

questo grande senso di inutilità.

Maggio 1952

martedì 12 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/26

 

Spingo la porta dei ricordi

strappando ragnatele e solide radici

per vedere passare

persone care che sento ancora vive

fra i fantasmi delle persone scomparse,

perché i morti hanno il potere

di tornare al mondo e segnare la coscienza.

A stento si va avanti

con passi incerti e molto stanchi.

Il filo del tempo si spezza 

e finisce nel nulla.

Sfilano i cocci di un mondo

strappati via da una forza invisibile

perennemente in fuga.

Gennaio 1992

domenica 10 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/25

 

Panorama di selvaggia bellezza.

Le onde si schiantano sulla costa

spinte dal vento fortissimo.

Sulla piccola spiaggia sale la nebbia

spazzata dal vento di maestrale

che secca lacrime e pianti.

Il mare qui attorno custodisce 

tanto ghiaccio nel cuore.

La notte è lunga

e da qui non si vede la fine.

Sento intensamente il silenzio

e la mia anima mi parla

lontana dai clamori della strada.

Il silenzio è la pace

in un mondo malato di rumori.

Poesie della mia mamma/24

 

Cammino sui marciapiedi 

della terra

e non distolgo il pensiero

dal tuo volto sereno.

Neppure un istante da te

si stacca il mio profilo.

E' il tuo sguardo che mi accompagna,

quello che meglio conosco

da ogni angolazione possibile

e ininterrottamente mi parla di ciò

che il mondo non mi svela.

Davanti al tuo sguardo

dove risiede il mondo intero

i miei occhi tremano

come fiori indifesi

e guardando il tuo viso

imparo a sperare contro ogni speranza.

Maggio 1952


sabato 9 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/23


Chiudo gli occhi.

Ascolto il rumore del mare 

che si infrange sugli scogli.

Mare vivo, profondo,

misterioso, spumeggiante.

Freschi spruzzi di acqua salata

ti fanno sentire complice

della sua distesa blu.

Gocce ristoratrici,

trasparenti e lievi,

sublimi e struggenti

regalano tante emozioni

e belle sensazioni.

Turbinio di fantasie,

di pensieri, di sogni

e di struggenti ricordi.

Milazzo, estate 1960 

venerdì 8 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/22


Come un  cervo 

con la gola riarsa

che alza il suo lamento

nel deserto

anelando alle fresche acque

di un ruscello,

così il mio grido

sale verso di te

nel desiderio

di cercarti

e raggiungerti.

Gennaio 1979


mercoledì 6 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/21

 

Non vorrei perdere 

la luce del tuo viso.

Non vorrei dimenticare 

le tue affettuose parole.

Non vorrei lasciare 

la stretta delle tue mani.

Non vorrei distogliere

lo sguardo dai tuoi occhi

per guardare altrove.

Non vorrei allontanare 

il ricordo del tuo forte abbraccio,

ma vorrei rivedere come in un film

le giornate meravigliose

passate accanto a te.

Ottobre 1965

martedì 5 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/20


Per Elena

Sei un ramo profumato di fiori,

il canto completo più sereno,

equilibrio astrale,

candore soffuso di un mirabile linguaggio.

Sei il culmine di rosei pensieri,

il compendio di giorni tranquilli,

musica di toni adolescenti,

scintilla vitale oltre ogni limite.

Sei una pennellata di freschezza

in un campo seminato 

di perplessità e grandi incertezze.

Il tuo bellissimo sorriso

ha la potenza di placare

ogni ansia.

Sei l'unica ragazzina

in una famiglia 

dove abbondano i maschietti

e per questo rappresenti la perla 

del nostro domani.

Principessa ti abbiamo chiamata

e tale rimani per sempre.

lunedì 4 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/19

 

Guardare il tramonto sul mare.

Si prova qualcosa

che non si riesce a spiegare

e non ci si chiede neppure cosa sia.

Nel porto contorni di imbarcazioni 

ormeggiate.

Grandi e piccole, vecchie e nuove.

Barche a vela in legno,

pescherecci illuminati all'interno.

L'unico rumore è lo sciabordio del mare.

Milazzo, estate 1959

Poesie della mia mamma/18

 

Vorrei regalarti una valigia

piena di sogni,

un cielo pieno di stelle luminose,

un sole caldo nelle tristi giornate.

Vorrei regalarti una luna piena 

nel grigiore delle notti d'autunno.

Un mare azzurro nella monotonia

del rigido inverno,

un grande fanale acceso

nella fitta nebbia di marzo.

Vorrei regalarti emozioni

sempre più nuove

per farti vivere

in modo straordinario

le più piccole cose ordinarie.

Per il tuo compleanno: 1° febbraio 1952

domenica 3 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/17

 

Fluttuante distesa del mare,

bellezza immobile

che di colpo s'infrange.

Sensazioni che trascinano

l'animo e la mente

in voragini profonde.

Male di esistere,

sofferenza dei propri limiti,

impotenza

di fronte al mistero

della vita.


Milazzo, estate 1958

sabato 2 dicembre 2023

Poesie della mia mamma/16

 

Quando le tue ferite 

saranno sempre aperte,

quando sotto di te

si aprirà il baratro,

quando i tuoi giorni

saranno più fragili,

quando i sogni

ti sembreranno irrealizzabili,

quando il presente

ti ha già deluso,

quando tutto sarà

un ostacolo per i tuoi progetti,

non ti scoraggiare,

abbi fiducia e cerca di ricominciare.

Non spezzare il filo del tempo

senza opporre resistenza.

Il tempo è un rosario da sgranare

con grandissima cura

per poter ricominciare.


A ciascuno dei miei figli

giovedì 30 novembre 2023

Poesie della mia mamma/15


Vorrei stringere 

le tue  mani scarne

ma stringo le mie

e fra le dita

rimane soltanto

la polvere dei giorni passati,

e il rammarico

di un sogno interrotto.

Lampo fugace

di eternità

svanito nel nulla.


Poesie della mia mamma/14


Rincorro la tua ombra

che mi segue ovunque.

Sento che mi stai vicino.

Ti dedico i miei pensieri

e i miei giorni grigi e tristi.

Ti rivedo spesso nei miei sogni

e non faccio altro

che inseguirti.

Abbraccio la tua ombra

e mi rassegno scrivendo.

martedì 28 novembre 2023

Poesie della mia mamma/13

 

Orizzonte imperlato di grigio.

Cielo sfumato di pallori violacei.

Declino dell'estate. Aria immobile.

Silenzio greve. Veglia trasognata.

Sospeso ascolto di un miagolio inatteso.

Mosaici di ricordi

tornano alla mente

con l'animo a brandelli.

Poesie della mia mamma/12

 

In questa accennata penombra

c'è tanta luce nei miei pensieri.

Si prepara una notte insonne

per sfogliare i giorni passati

fra gioie remote e dolori presenti.

I pensieri rompono gli argini

cercando briciole di serenità

e trasparente allegria.

Al sole chiedono un po' di calore

e un pizzico di fantasia alla monotonia.

lunedì 27 novembre 2023

Poesie della mia mamma/11

 

Hai colorato il mio mondo

di un colore che non esiste 

nella tavolozza della vita.

Sento la tua presenza 

nella chiarezza dell'aria,

nella trasparenza del cielo,

nell'ingioiellarsi delle pietre,

nel colorarsi dei fiori,

nel modularsi dei canti.

Senza di te

l'aria sarebbe spenta,

la vegetazione morta,

silenziosi gli uccelli.

              1 febbraio 1958

sabato 25 novembre 2023

Poesie della mia mamma/10

 

Il cielo si abbellisce di nubi.

Tra rocce e sentieri

crescono alberi nodosi

con radici profonde.

Gli arbusti delle foglie secche 

ci ricordano il passato

mentre le piante verdi

ci parlano del futuro.

E' la vita che si sbriciola

in un solo attimo.

Ci metti una vita a costruire l'avvenire

e tutto finisce in un solo istante

senza alcun preavviso.

venerdì 24 novembre 2023

Poesie della mia mamma/9

 

Rumori pacati nella notte

stranamente lontani.

Il paese di Falerna dorme ancora.

Dal campanile sento

vicino i rintocchi

perforare la notte

e sparire lontano.

Sei uscito di servizio.

Sono le due - sento la moto.

L'incubo è finito.

Il portone della caserma si apre

e i tuoi passi si avvicinano.

La tua presenza mi coinvolge

in un gioioso inno del creato.

                                         10 aprile 1952

giovedì 23 novembre 2023

Poesie della mia mamma/8

Quello che vorrei 

Vorrei tante speranze 

per un giorno nuovo.

Vorrei parole di coraggio

tra le foschie dell'aurora.

Vorrei annunciare tempi migliori

contro le cattiverie del mondo.

Vorrei il divieto per i lamenti

e tante gioie contro lo sconforto.

Vorrei grande entusiasmo

contro lo scetticismo del passato.

Vorrei la sicurezza di un orizzonte 

che si accende ai primi raggi del sole.

Vorrei guardare le gemme

che spuntano sui rami

e non piangere più

sulle foglie che cadono.

                                         Settembre 1961

mercoledì 22 novembre 2023

Poesie della mia mamma/7

 

Hai bussato al mio cuore.

Ti ho aperto subito.

Era una fredda mattinata

del mese di gennaio.

Le strade erano gelate dalla neve.

In mezzo a quel candore

come un principe azzurro

passavi con la tua bella divisa.

Ero pronta a tirarti una palla di neve.

Tu mi hai sorriso

facendomi capire 

che non potevi ricambiare.

Avevo il cuore fuori posto.

Battiti irregolari con sistole impazzite.


Era il 14 gennaio del 1946


martedì 21 novembre 2023

Poesie della mia mamma/6

 

La mia storia:

un argine in frantumi.

Il ricordo si fissa 

in un angolo del cervello

per rimanere congelato.

A metà della gola

respiri incastrati

come tappi di bottiglie.

Tutto è distante.

Congelato

in un luogo

dove è negato l'accesso.

L'aria è ferma

e gelida

come una giornata

in montagna.


Maggio 1982

lunedì 20 novembre 2023

Poesie della mia mamma/5

 

Somme e sottrazioni di anni.

Lavagna sporca di segni 

non cancellati.

Linea che ci separa

di molti ieri e pochi domani.

Sogno l'uscita, il varco,

il ritorno,

dove il silenzio è complice

e il tempo passa senza date

e senza programmi.

domenica 19 novembre 2023

Poesie della mia mamma/4

 

La tua assenza 

è presenza costante 

che mi accompagna 

giorno e notte.

Fuori il mare

tocca l'orizzonte

e la vita si annuncia

come un deserto.

Ti sento sempre accanto

anche quando ti allontani.


Novembre 1955

Poesie della mia mamma/3

 

Ti sento.

Voglio andare con te 

anche nel vento.

Sei qui, accanto a me.

Mi guardi fisso negli occhi

ma non sai cosa dire.

Col tuo unico sorriso

sei capace di illuminare

anche la notte più buia.

In te vivere è gioia,

allontanarsi è nostalgia,

tornare è sempre una festa.


Ottobre 1955

venerdì 17 novembre 2023

Poesie della mia mamma/2

 

Cominciare il viaggio

e andare in mare aperto

per non fermarsi mai.

Prendere il largo,

venirti incontro

prima del tramonto

senza essere braccati

dalla paura del buio, 

per dormire insieme

con la stessa forza

di sognare.

Riportare nelle reti vuote

il tuo carico prezioso

per una vita a due. 

giovedì 16 novembre 2023

Poesie della mia mamma/1

 

Sei la coperta 

che mi protegge dal freddo.

Sei il mio passaggio segreto,

la vacanza da tanto sognata.

Sei il premio ambito

di un viaggio agognato

da tutta la vita.

Sei il giardino fiorito, 

un frutto saporito.

Sei il racconto fantastico,

il romanzo mai scritto.

Sei un tremulo orizzonte

dove terra e cielo

si fanno indistinte

in un presagio di fata morgana.

Sei l'altra metà della mela.

Sei una montagna russa piena di emozioni.


Falerna, 1febbraio 1953.

Per il tuo compleanno

sabato 15 aprile 2023

A mio fratello Mimmo

 

Ciao Mimmo.

Sono passati due giorni da quando te ne sei andato, e oggi, 3 aprile 2023, non sono ancora consapevole del fatto che non ci sei più. Ieri e l’altro ieri mi sono lasciato attrarre, quasi accarezzare, da un pensiero magico: ora Mimmo ricomincia a respirare e si alza dalla bara, urlando “Pesce d’aprile”! Invece ti ho visto sempre lì fermo, immobile, e questo pensiero si è svaporato come una nuvoletta primaverile, sciolto come neve al sole. In compenso ho visto, sempre in questi giorni, centinaia di persone, molte delle quali a me ignote, sbigottite e commosse e disperate che ti volevano bene, molte delle quali si sono rivolte a me, per loro sconosciuto, confessandomi gli svariati motivi per i quali Mimmo era il loro Medico con la M maiuscola. Mi ha azzeccato per primo la diagnosi, mi ha trovato posto in ospedale dopo numerose telefonate, rispondeva sempre al telefono, veniva a casa a visitarmi…e via, e via, e via. Queste persone mi hanno letteralmente stordito e commosso, e mi hanno dato la conferma di quanto tu fossi bravo.

Quando ero bambino, eri il mio supereroe: ho tifato per la tua squadra, ho fatto le stesse scuole elementari, medie(mi sarebbero toccate le Manzoni, ma sono voluto andare alle Battisti), lo stesso liceo, la facoltà di medicina, ma pian piano ho trovato ciò che mi differenziava da te, grazie a Dio. Tuttavia sei sempre rimasto per me un termine di paragone. 

Talvolta ci siamo allontanati e sempre ci siamo riavvicinati.

Ma negli ultimi undici anni, dopo il complicato intervento a cui ti sei sottoposto , siamo sempre stati uniti: con te, con Lisa, con Gabriella, con Patrizia e con Riego, che per me era come un fratello. La nostra mamma, che non sa ancora della tua morte, ci ha sempre spinto a restare uniti, e devo dire che ce l’ha fatta. Abbiamo trascorso delle vacanze insieme, abbiamo condiviso tante cene e tante risate, in buona parte per merito tuo.

E in questi due giorni ho scoperto anche un’altra cosa: ho capito che, stando alle statistiche, una cosa del genere ti sarebbe potuta accadere. E qui sta il miracolo. Non c’è stato un solo giorno, dal 2012 a oggi, in cui hai fatto pesare a me, e credo anche a tutti quelli a cui vuoi bene, la pesantezza di un rischio imminente. Anzi, hai vissuto appieno la tua vita fino a un’ora precedente la tua morte, morendo tra le braccia di Giovanni, tuo figlio, che ha fatto il possibile e l’impossibile per salvarti.

Io ho una colpa nei tuoi confronti: durante la malattia del 2012 e anche dopo, per qualche anno, in qualche modo, a modo mio, ho pregato per te. E dopo, ti visto così solare, leggero, e vitale, che me ne sono dimenticato. Per me eri nuovamente il mio fratellone, saldo come una roccia e inattaccabile dalle intemperie e dai marosi che si vedono da casa tua, e non ho più pregato per te, caro Mimmo, e mi scuso per questo. 

Grazie per i bei momenti che mi hai fatto trascorrere in questi ultimi undici anni, e che la terra ti sia lieve.

martedì 14 aprile 2020

Ama

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Teresa di Calcutta 

lunedì 13 aprile 2020

Vorrei che tutto tornasse come prima

Ci sono molte persone che in questa fase hanno ritrovato il gusto di parlare - telefonare, videochattare, scrivere - all'altro in modo diverso, di saperlo ascoltare valorizzandolo; persone che hanno riscoperto il valore del silenzio, del tempo lento, della spiritualità, della giornata arricchita dal poter pensare e guardarsi dentro, del dialogo autentico - per chi li ha in casa - con i propri familiari. E tutto ciò porterà un grande insegnamento,  perché non vogliamo che tutto torni come prima.
Io invece lo vorrei, ma so che sicuramente niente sarà come prima, per tutt'altri motivi, almeno per tutto il 2020. 
Certo, dobbiamo fare di necessità virtù, e sono contento, per esempio, di possedere un tapis-roulant e una bici con i rulli in cantina. Di telefonare a qualche parente o amico per scambiare due chiacchiere.  Di avere un ampio giardino condominiale nel quale poter imitare Aristotele e i peripatetici, di poter pensare camminando. Di avere tempo per leggere e scrivere, appunto, quello che sto facendo adesso e mi rilassa oltremodo. Di guardare una puntata al giorno di "How I met your mother" in inglese con sottotitoli in inglese per migliorare la conoscenza dell'inglese divertendomi. Di avere un po' - poco al momento - tempo per l'aggiornamento professionale. E di sentirmi utile agli altri nelle rare urgenze che ho settimanalmente nello studio, bardato come un astronauta.
Se non mi soffermo sui problemi economici che incalzeranno nelle prossime settimane, tutto ciò potrà anche essere accettabile. 
Ma purtroppo non c'è solo questo. Quella specie di videogame delle 18 su RAI 2 o su RAI news mi rimbalza nel cervello, e penso ai ventimila morti di covid-19 in Italia, ai loro parenti e amici che non li hanno nemmeno visti negli ultimi momenti di vita. Cerco di immedesimarmi in quel 20% di pazienti che hanno difficoltà di respirazione, che temono di addormentarsi e non svegliarsi più. A quelle persone intubate, legate alla ventilazione assistita. Ai responsi di un pulsossimetro che viene osservato con ansia e timore, alla necessità di dover idratarsi e non averne le forze, al tempo che non passa mai, concentrandosi sul respiro appena fatto e sul successivo, e ancora quello dopo. Penso alle persone convalescenti, che sono uscite da tutto questo, felici per questo, ma prosciugate di energie fisiche e psichiche.
Penso alle persone stravolte da turni massacranti che vedono morire le persone in corsia con una frequenza da loro mai vista, che - per fortuna - non si abituano ad ogni singola morte e ne sono addolorati, che non possono tornare a casa per i rischi connessi al contagio.
C'era proprio bisogno di dover passare da questa ecatombe, da questa crisi economica per accrescere l'empatia, il bisogno di ascoltare il prossimo, la condivisione? Il cinismo, la frenesia, il non ascolto pian piano torneranno in chi prima aveva già simili caratteristiche di disumanità, per gli altri ci sarà solo una modesta accelerazione ai buoni sentimenti, e pian piano probabilmente la vita futura avrebbe provocato fenomeni simili. Vorrei chiedere ad un ebreo se ritiene che la sua consapevolezza, il suo livello culturale, la sua umanità sono stati accresciuti dal passaggio nell'Olocausto. 
Un male necessario, per sentirsi migliori?

giovedì 9 aprile 2020

Pubblico e privato ai tempi del coronavirus

Molti sono i giorni insignificanti di un'intera vita: giorni senza eventi particolari, che fanno solo volume, in cui gli orari, i ritmi, persino gli sguardi sono assolutamente prevedibili.
Giorni in cui cambia solo l'età anagrafica degli uomini.
Giorni di lavori ordinari, di colloqui banali, di gesta anonime.
Giorni grigi.
E poi ci sono periodi in cui le vite prendono velocità, quando meno te l'aspetti, nel bene e nel male. Delle improvvise impennate, delle onde gigantesche che si ergono da una calma piatta.
Questi cambiamenti, più frequentemente, si verificano per un solo individuo - ad esempio una laurea, una malattia, una promozione, la morte di un familiare - o per due individui - un matrimonio, una separazione, un cambio di casa - e possono verificarsi anche per un gruppo di individui - la vittoria di un campionato, un premio produzione - che in genere hanno un interesse comune, possa essere uno svago o un lavoro, o lo stesso condominio.
Più raramente periodi di cambiamento si verificano per una comunità variegata di giovani e vecchi, ricchi e poveri, conservatori e progressisti. Come per esempio la chiusura di una grossa fabbrica.
Poi ci sono gli eventi epocali, ancora più infrequenti, che investono una vasta area, come un terremoto, uno tsunami, una guerra civile, una grave recessione economica. 
E infine - casi più unici che rari - una guerra mondiale; oppure una pandemia. Questi ultimi eventi stravolgono la vita, i ritmi di lavoro, le relazioni sociali, le condizioni di salute, le condizioni economiche di tutto il pianeta. Cambiano tutto, e anche il ritorno allo stato precedente delle cose diventa spesso difficile, o impossibile.
Se ripenso alla mia vita, fino ad una certa età ho pensato che certe cose succedessero, ma non a me. Agli altri. Finché non è morto mio padre, avevo diciassette anni - che in questi strani giorni di quarantena mi manca un po', anche se dopo quarantadue anni il dolore è tramutato in una nostalgia - e da quel momento ho capito che qualsiasi cosa del pianeta, bella o brutta, sarebbe potuta capitare a chiunque, compreso al sottoscritto.
Fino a quel momento gli accadimenti, quelli privati, erano stati abbastanza routinari. Quelli pubblici li vedevo alla televisione ed erano da me distanti,  a parte qualcosa che mi aveva sfiorato, solo sfiorato.
Il colera, per esempio. Mi trovavo in Sicilia, a Milazzo, alla fine di agosto 1973, e fu chiusa la balneazione sia in mare che in piscina, in tutta Italia. Del fatto che non si potessero mangiare cozze crude, non mi interessava niente, ma per i bagni, per quelli sì, ero incazzato nero. Inoltre sottoposero anche a me alla vaccinazione del colera, con un dolore molto forte al braccio e una forte nausea. Per giunta, in uno di quei giorni di settembre, visto che andai in bagno e avevo la diarrea, mi convinsi che avevo il colera, ed ero spacciato, salvo poi vedere nei giorni seguenti che non stavo morendo.
Le domeniche di austerity di fine 1973 e inizio 1974, evento per me piacevole: mi davano la possibilità di percorrere in bicicletta con maggiore libertà(senza automobili) la mia cittadina, era uno spasso. 
Il sequestro Moro, marzo-maggio 1978. Era il periodo di piena malattia di mio padre, che morì a novembre. C'erano i lunghi dibattiti in televisione su cosa fare, che mio padre seguiva con interesse, quando la malattia gli dava una tregua. Io segretamente, in cuor mio, invidiavo tutti coloro che sarebbero sopravvissuti a mio padre, compreso il povero Moro, perché pensavo che tutto quell'interessamento della nazione avrebbe portato alla sua salvezza, e purtroppo mi sbagliavo. Tra l'altro avevo 17 anni, e mi ricordo che anche a Piombino, quando si usciva, c'erano dei posti di blocco delle forze dell'ordine, che davano la sensazione di esserci un po' dentro, dentro l'avvenimento.
In seguito, con l'età e con una maggiore consapevolezza, comprendevo che le cose accadono, anche dall'altra parte del pianeta, e creano delle conseguenze, ma mi occorreva ancora un certo sforzo di immaginazione per pensarle al di là del giornale o del tubo catodico. Anche se partecipavo ad assemblee studentesche, anche se parlavo di politica con i miei amici.
Il terremoto dell'Irpinia, 23 novembre 1980. Ero al primo anno di università, cominciata da pochi giorni, a Firenze. Un mio caro amico che frequentava ingegneria a Pisa partì per partecipare ai soccorsi con altri studenti della facoltà. Fui tentato fino in fondo di partire, ma la mancanza di soldi e di tenda e attrezzature - ero a Firenze anche se era domenica, non ero rientrato a Piombino - mi fece desistere dal proposito. Con rammarico.
17 gennaio 1991, inizio della prima guerra del golfo. Il mio riflesso sul privato fu che chiamai la mattina lo studio dove sarei dovuto andare a lavorare, per dire che non mi sentivo bene. In realtà ero preoccupato per una guerra che vedeva partecipe anche l'Italia, non era mai accaduto nella mia vita, e decisi di rimanere a casa per vedere gli sviluppi di quell'inizio.
Ricordo nel  settembre 1992 la grave crisi finanziaria e il prelievo forzoso dai conti correnti, compreso il mio, nel quale c'era ben poca cosa, per cui il  6 per mille di ben poca cosa fa pochissimo, ma mi impressionò vedere che un discorso alla tv della sera prima di Amato aveva prodotto un improvviso impoverimento degli italiani - compreso il sottoscritto - la mattina seguente.
11 settembre 2001, attacco alle torri gemelle. A parte il grande impatto emotivo, il mio sincero dispiacere per quei tremila morti, e la paura di una guerra planetaria, il risvolto pratico della tragedia fu che da quel giorno il modo di viaggiare in aereo cambiò radicalmente, e mi ci dovetti abituare.
Ovviamente le commistioni tra pubblico e privato, se ci penso bene, non si esauriscono in questi soli momenti, però sto parlando di fatti pubblici con conseguenze pratiche quasi immediate ed evidenti, che toccavo con mano, come se gli avvenimenti della tv refluissero rapidamente nella mia vita privata, anche se marginalmente.
10 marzo 2020.  E' sera, vedo Conte in televisione, dice che l'Italia è investita da questa grave epidemia, e a causa di questa si devono adottare misure eccezionali. Il giorno dopo non posso andare a lavorare, a correre, andare in bicicletta, devo viaggiare con l'autocertificazione per casi urgenti del mio lavoro, non posso baciare, abbracciare, stringere la mano, anzi devo stare a un metro di distanza dalle persone e devo sperare di non beccarmi questa malattia, da un mese non guadagno, e non so come andrà a finire, e anche in un ritorno alla normalità, probabilmente niente sarà come prima, almeno per un anno. 
Il pubblico e il privato, in questo caso, si sono intrecciati in modo quasi asfissiante. E' come se Conte non avesse parlato alla nazione, ma a me. 
A me.
Tutto ciò che ha detto, in quella sera di marzo, si è riversato prepotentemente nel flusso della mia vita.








sabato 4 aprile 2020

Il bollettino delle 18

Ogni giorno alle 18 accendo la tv per l'appuntamento immancabile con il bollettino della protezione civile. 
Appartengo ad una generazione che negli anni '60 e primi anni 70, accendeva il televisore valvolare e lo stabilizzatore alle 17,45 per guardare "la tv dei ragazzi". Le trasmissioni cominciavano a quell'ora, e prima di quel momento c'era una immagine fissa, un patchwork di antenne che si chiamava "monoscopio" accompagnato da un suono bitonale. Non avevamo un bombardamento mediatico, a quel tempo, e assaporavo quell'ora di tv in cui poteva capitare Rin tin tin, Happy Days, Furia, Zorro, Oggi cartoni animati, Chissà chi lo sa, cose così... provavo una gioia incontenibile accompagnata da una fettona di pane e pomodoro, e lo sguardo attento. 
Di queste sere alle 18 mi è rimasto lo sguardo attento, ma niente gioia, a cui si aggiunge una strana impazienza per attendere il responso del giorno: il numero di contagiati, di ospedalizzati, dei nuovi sottoposti alla terapia intensiva, dei morti. Anche questa è una nuova abitudine, propria di questo periodo strano, surreale, degno di un romanzo Urania. 
In genere ho in mente le cifre del giorno prima, tanto per fare un raffronto, e oggi il numero dei contagi è calato leggermente rispetto a ieri, il numero dei ricoverati e anche di quelli in terapia intensiva è leggermente diminuito, il numero di morti è lievemente aumentato. 
Mi rallegro del calo del numero dei contagi, già da cinque giorni è così, è il segno che siamo nel plateau della curva, e che probabilmente tra qualche giorno il contagio nella popolazione, sempre tenendo le stesse misure di distanziamento sociale, potrebbe cominciare a diminuire sensibilmente, così dicono. 
Mi rallegro, sì, ma il numero dei morti? Per qualche secondo, confesso che mi disturba quasi pensarci, e in modo vagamente inconscio ho la risposta: l'importante è che i contagi comincino a calare e piano piano, molto piano eh, si cominci ad intravedere la soluzione di un'emergenza, e se i morti oggi vanno da 760 a 766, poco importa. 
Mi pare di assomigliare ad uno dei protagonisti di un racconto di Carver che arrivano in un posto ameno per pescare, e vi trovano - nel fiume - una donna morta; ritardano di qualche giorno la chiamata alla polizia tramite il ritorno ad un posto telefonico distante otto chilometri dal luogo in cui erano accampati, perché altrimenti la loro vacanza sarebbe andata a monte, tanto era morta( e per evitare che la corrente se la portasse via, la agganciano con una robusta lenza e un grosso amo).  
Questo cinico pensiero sui morti di oggi si è affacciato, se pur per breve tempo, nella mia mente assuefatta da tutte le cifre di questo mese, e tanto per darmi una labile giustificazione, rifletto sul fatto che il 27 marzo era andata molto peggio, con 969 morti, mentre oggi siamo a "soli" 766. Soli. Pian piano ritorna l'umanità e mi vergogno di averlo lontanamente pensato, eppure 766 morti sono molti di più degli 85 morti della strage alla stazione di Bologna, di Piazza Fontana a Milano, di Piazza della loggia a Brescia. Sono tantissimi, quelli di oggi, come quelli di ieri. 
Questa lotta al virus è stata paragonata ad una guerra; la guerra sta diventando inverosimilmente lunga, e le forze in campo stanno vacillando, comprese la forza della pietà e della compassione. Ci si abitua, e poi non si vede quasi niente, nessun immaginario di ogni singola persona che deve morire da sola, solo un mucchio di bare, delle lente colonne di camion senza nessuno al seguito. Morti prive di immagini, senza nessuno al capezzale che possa in seguito raccontare; uomini e donne che muoiono per mancanza di aria, con dei polmoni dilatati da un connettivo ingigantito e poco elastico, fibroso, infiammato, che sottrae tanto spazio agli alveoli e all'ossigeno. Non si riesce più a respirare, in pratica, senza nessuno che può tenerti stretta la mano negli ultimi momenti, anzi: senza nessuno che ti tocchi. 
C'è una pagina quotidiana in "La Repubblica", che si chiama "Tracce". Ogni giorno nella pagina ci sono una decina di storie di morti per infezione da Covid-19, a volte le foto, il nome e cognome. Mi pare un degno modo di tentare di non dimenticare. In Italia a oggi sono morte 14681 persone, cinque volte tanto i morti delle torri gemelle. A Ground Zero, al posto dei grattacieli c'è un memorial con i nomi delle 2996 persone che ci hanno lasciato l'11 settembre 2001, e mette i brividi. 
Mi piacerebbe, alla fine di questo inferno, che fosse pubblicato un giornale con i nomi di tutti i nostri morti italiani, per la maggior parte vecchi ma non solo; mi piacerebbe leggerlo da cima a fondo, in una domenica di sole, e immaginare un vissuto dietro ogni singola scritta.

sabato 28 marzo 2020

Un post ai tempi del coronavirus 6

Dalla mia finestra vedo un tipo che corre in una strada a fondo chiuso, avanti e indietro, un altro che con una mountain-bike descrive una traiettoria un po' più lunga, di circa 500 metri, sulla strada che si sviluppa perpendicolarmente rispetto a casa mia, per decine e decine di volte. Qualche sporadico padrone di cane, qualche signora o signore carica/o di sacchetti  che proviene dalla bottega di alimentari poco più in là, vicino al passaggio a livello. 
Ormai mi sono abituato a indovinare il motivo per cui una persona sia fuori, come se indagassi su presunte motivazioni ingiustificate per uscire di casa. Mi faccio, insomma, i fattacci degli altri. Nessuno si sorprende del mio sguardo, è ormai esperienza condivisa, un modo di fare che tutti gli affaccianti hanno nei riguardi del passante, che noto io stesso quando mi trovo in strada, dopo aver gettato i rifiuti, mentre percorro sul marciapiede del perimetro esterno del mio blocco condominiale; quando ci sono e vedo qualcuno alla finestra, ne sono felice. Comincio  a sentire la mancanza degli esseri umani. 
Stamani ho ascoltato/visto il dvd della sinfonia n.9 di Beethoven; ascoltato tutto, mentre facevo lavastoviglie/trice ecc., e visto solo l'ultimo movimento, corale. Un coro enorme, poi l'orchestra, il pubblico, e Abbado che spruzzava allegramente goccioline di sudore ai primi violini. Non so se ero più felice per la musica o per tutta quella gente. Tutta l'umanità con cui vorrei comunicare, senza barriere, stringendo mani e dando baci. Anche a quel tipo che corre davanti alla mia finestra, umanità che resiste, esiste e spera.

venerdì 27 marzo 2020

Un post ai tempi del coronavirus 5

"A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose l'uno dell'altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s'incrociano per un secondo e poi sfuggono, cercando altri sguardi, non si fermano.

Passa una ragazza che fa girare un parasole appoggiato alla spalla, e anche un poco il tondo delle anche. Passa una signora nerovestita che dimostra tutti i suoi anni, con gli occhi inquieti sotto il velo e le labbra tremanti. Passa un gigante tatuato; un uomo giovane coi capelli bianchi; una nana; due gemelle vestite di corallo. Qualcosa corre tra loro, uno scambiarsi di sguardi come linee che collegano una figura all'altra e disegnano frecce, stelle, triangoli finché tutte le combinazioni in un attimo sono esaurite, e altri personaggi entrano in scena: un cieco con un ghepardo alla catena, una cortigiana col ventaglio a piume di struzzo, un efebo, una donna-cannone. Così tra chi per caso si trova insieme a ripararsi dalla pioggia sotto il portico, o si accalca sotto un tendone del bazar, o sosta ad ascoltare la banda in piazza, si consumano incontri, seduzioni, amplessi, orge, senza che ci si sfiori con un dito, quasi senza alzare gli occhi.

Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la più casta delle città. Se gli uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d'inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d'urti, di oppressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe.
Il grande Calvino ipotizza e costruisce sotto i nostri occhi una città che possiamo vedere oggi in qualsiasi parte del mondo, anche sotto casa. Gente che non parla, che si evita, che non si saluta. Non si tocca. Un'assenza di contatto tra uomini che sottende alla perfezione dell'istante precedente il contatto stesso, senza che questo poi avvenga. Tutta questa umanità multiforme e variopinta che, nel timore di rovinare tutto, nel terrore di arrestare la giostra delle fantasie, non fa il primo passo, e resta nel mondo dei rimpianti. Oggi la situazione è analoga, come risultato, ma non come premessa; c'è diffidenza, in questa città, e non desiderio; paura, e non vibrazione lussuriosa per ciò che potrebbe essere e non è. Per paura, in questa città invisibile - svuotata di uomini, donne, bambini, auto, biciclette, aquiloni - di un male invisibile che potrebbe essere in noi o in chi ci sta davanti, un male che si propaga con la parola, una carezza, un abbraccio.
Oggi ho fatto la passeggiatina intorno alla mia casa, rigorosamente entro i duecento metri, e vorrei tanto sporcarmi le mani, e abbracciare tutte quelle persone che stanno dietro le finestre. Fare un girotondo, correre, suonare in una band, fare la balena che spruzza in mare, stringere le mani, andare in bicicletta, su, su, su, tra le antenne e gli aquiloni. 

mercoledì 25 marzo 2020

Un post ai tempi del coronavirus 4

Sono seduto alla mia scrivania appoggiata alla finestra, e vedo un signore sull'ottantina  che cammina nel giardino condominiale, tutti i santi giorni per una quarantina di minuti, percorrendo tutto il perimetro dei vialetti interni, più e più volte. Il suo volto è burbero e determinato: non mollo, sembra che dica, ne ho passate tante e passerò anche questa. Vorrei salutarlo, e anche ringraziarlo per quello che fa, ma rivolge lo sguardo verso il terreno. 
Vorrei ringraziare tutti gli ultraottantenni d'Italia ad uno ad uno, se avessi un sia pur minimo carisma e popolarità nella mia vita, tale da far pervenire il mio messaggio ben oltre la schiera dei miei parenti e amici. 
Colpiti, i vecchi, in prima persona da questa infezione, con una consistente probabilità di morire quando malati, senza nessuna mano amica che li possa sostenere negli ultimi momenti. 
Per giunta vessati da strategie neoliberiste alla Johnson, che forse forse pensa che sia meglio che muoiano, invece di rubare il posto in terapia intensiva a cinquantenni ancora utili all'impero britannico. 
Ma anche alcuni giornalisti televisivi, quando fanno il resoconto del giornaliero bollettino dei morti e malati e infetti, esprimono, nel tono di voce, un certo sollievo nel constatare l'assenza - in certi giorni - di cinquantenni e sessantenni dal triste elenco delle dipartite quotidiane a miglior vita, sottolineando la quasi esclusiva presenza di vecchietti che spesso non se la passavano bene neanche prima di questo marzo orribile. 
Quando fanno la spesa devono fare lo slalom tra aitanti corridori del quartiere, alla larga dai loro sputacchi e dalle loro goccioline di sudore, inoltre devono cercare di non beccarsi la polmonite quando stanno in fila fuori dell'ufficio postale (stamani c'erano tre gradi a Lucca) per riscuotere la pensione( eh, potevano farsela accreditare sul conto, se la sono voluta...), devono evitare di salutare il loro caro amico delle scuole elementari, devono cercare di non ammalarsi e di non rompere il cazzo, perché altrimenti intasano il pronto soccorso. 
Del resto, fatti due conti ( ho sentito dire anche questa, buttata lì come battuta infelice, solo una battuta eh, si affrettano ad aggiungere...), se un po' di loro se ne andasse, sarebbe una gioia per l'INPS e i nostri conti pubblici.
Forse quel signore in giardino pensa con terrore a tutto questo, e vorrei abbracciarlo, se non fosse che, così facendo, potrei contagiarlo(non posso certo escludere di essere positivo al covid19 e asintomatico, almeno per il momento). Forse pensa di non poter a sua volta abbracciare i nipotini, potenziale serbatoio virale, di non poter vedere sulle mura di Lucca i suoi amici per la tradizionale passeggiata, e spera di non vedere i loro nomi nella cronaca di Lucca. Terrorizzato, forse, ma non molla; cammina svelto, scantona i vasi di fiori all'ultimo momento, e ieri in giardino ha giustamente tenuto anche me alla debita distanza.  
Io speriamo che me la cavo, ma sinceramente: spero anche lei, caro signore.

venerdì 20 marzo 2020

Un post ai tempi del coronavirus 3

..."Cosa succederebbe se un aereo ti lasciasse al centro del deserto del Sahara e tu raccogliessi un singolo granello di sabbia con le pinzette e lo spostassi di un millimetro?" 
Ho risposto:"Probabilmente morirei disidratato" 
E lui:"No, intendo: solo in quel momento, quando sposti il granello..."
"Non lo so, cosa..." 
Lui mi ha detto "Pensaci." 
Ci ho pensato. "Credo che avrei spostato un granello di sabbia."
"E questo significherebbe che spostando il granello di sabbia hai spostato il Sahara"
"E allora?"
"Allora? Allora il Sahara è un grande deserto ed esiste da milioni di anni, e tu lo avresti cambiato."
"E' vero!" ho detto alzandomi dal letto" Ho cambiato il Sahara!"
"E questo significherebbe che..."ha detto ancora lui.
"Cosa? Dimmelo tu."
"Beh, non sto parlando di dipingere la Gioconda o di sconfiggere il cancro ma solo di spostare un granello di sabbia"
"E allora? Cosa vorrebbe dire?" 
"E allora la storia sarebbe andata in un modo..."
"Ma io l'ho spostato!" ho esclamato puntando gli indici contro ipotetiche stelle "Ho cambiato il corso della storia dell'uomo!"
"Proprio così."
"Ho cambiato l'universo!"
"Esatto".
(brano tratto dal V capitolo del libro "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Foer)
Sto leggendo questo libro, molto bello, e leggendo in particolare questo brano, mi è venuto in mente un fatto, una specie di delirio basato su un evento di qualche settimana fa. Domenica 23 febbraio mi trovavo al bellissimo carnevale di Viareggio, la sfilata dei carri imponente, emozionante, le allegorie erano particolarmente suggestive e i meccanismi di movimento dei carri a dir poco maestosi per grandezza e ingegno. Ora. Tra i carri, ce n'era uno, bello e profondo, che si chiamava "Abbracciami, è Carnevale". Il carro aveva dei personaggi sorridenti che si aprivano e si chiudevano periodicamente a ventaglio e i ballerini e ballerine a terra, davanti al carro che, alla fine di ogni coreografia, si aprivano verso il pubblico e abbracciavano gli spettatori, compreso il sottoscritto. Un messaggio di calore e umanità, niente da dire, se non fosse che il 22 febbraio era stato ricoverato in terapia intensiva in un ospedale lombardo "Mattia",  il cosiddetto paziente uno. Era una bellissima giornata, quella domenica, e il lungomare era pieno di turisti, decine di migliaia di persone, anche provenienti dalla Lombardia. Se dalla Lombardia fosse arrivato qualche persona positiva al coronavirus, solo pensando a quel carro, solo pensando alle centinaia di abbracci moltiplicato per due, visto che si è replicato anche martedì grasso, due giorni dopo, è altamente probabile che si sia infettato qualcuno. Quel qualcuno forse è in buona salute, forse fa parte dell'80% di persone che manifesta sintomi lievi o assenti, e torna a casa e saluta nei giorni seguenti il babbo e la mamma, i nonni, i figli. I figli non manifestano sintomi e vanno a scuola per una ulteriore settimana, e così via, fino all'8 marzo(giorno di zona rossa in tutta Italia), due settimane dopo. In due settimane il virus altamente contagioso passa al nonno, che rischia la morte, oppure muore, il babbo, che potrebbe manifestare una polmonite con sintomi che lasciano strascichi invalidanti(una polmonite interstiziale può esitare nei polmoni con tessuto fibroso in eccesso che rende più difficile la respirazione), e i figli, che nei loro allenamenti e ripetizioni e ricreazioni seminano allegramente i droplets(le goccioline) saturi di virus. Ho parlato di una sola allegra giornata di sole, di un solo carro, di tanti abbracci, di centinaia di contagi, che circolano almeno da un mese nella mia zona. Quanti potrebbero essere i portatori con lievi o assenti sintomi del coronavirus? Sicuramente molti di più di quelli che si sanno. E' questo il motivo per cui usciremo da questa situazione drammatica solo se ci pensiamo "malati" o contagiosi. 
Ecco, uscire di casa oggi equivale a spostare quel granello di sabbia nel Sahara: possiamo cambiare la storia dell'uomo, nel senso che potremmo essere responsabili, senza saperlo, di commettere l'omicidio perfetto: senza un apparente movente, magari a distanza di due settimane, senza che nessuno possa risalire a noi. Non stiamo ovviamente parlando di spostare un granello di sabbia nel senso letterale del termine; stiamo parlando, lo ripeto, di uscire di casa, ignari contagianti e di ammazzare un vecchio, o di inalare una gocciolina(stiamo parlando di micron, millesimi di millimetro) e beccarsi l'infezione. 
Possiamo cambiare la storia dell'uomo: o ammazzando i vecchi o sé stessi, o eliminando questa emergenza nel giro di un paio di mesi, stando faticosamente, dolorosamente, noiosamente in casa.
A voi la scelta.

giovedì 19 marzo 2020

Un post ai tempi del coronavirus 2

Tanti anni fa lavorai per qualche anno come dentista nel carcere di Prato. Mi ricordo, di quel periodo, il clangore delle serrature che si aprivano e si chiudevano al mio passaggio, fino a raggiungere l'infermeria. Mi ricordo i carcerati, per quanto ben disposti a ricevere delle cure, con il viso stanco e l'inquietudine che trapelava dalle loro espressioni, il senso di vuoto che trascinavano con sé di giornate indeterminate nel tempo e nello spazio, il sabato e la domenica uguali agli altri giorni, e la cella, il refettorio, il cortile, l'infermeria, gli alti muri, sempre gli stessi luoghi. Da pochi giorni il senso di straniamento che vivo, e che probabilmente vivono tutti gli italiani, ha lo stesso sapore dei miei ricordi di quel periodo. Il mio appartamento, che sto conoscendo nei suoi più reconditi angoli e che non pulisco a sufficienza, il giardino, l'inferriata del giardino, che in questi giorni possono evocare gli spazi consentiti e invalicabili della nostra esistenza. 
Fuori c'è un nemico invisibile, che è già leggenda, a giudicare dalle fantastiche narrazioni che si leggono sui vari social network a proposito dei suoi eroici punti di forza: si propaga a molti metri di distanza, resiste per nove giorni sull'asfalto, permane per giorni sugli abiti, si propaga troppo velocemente e sfugge di mano - come in Jurassic Park - a laboratori cinesi, francesi, americani, russi, in variegati concorsi di colpa, compresa la responsabilità del povero - si fa per dire - Bill Gates. 
Molti improvvisati strateghi hanno la loro ricetta per sconfiggerlo: la vitamina C, la candeggina diluita da bere, l'attività fisica, la curcuma, la papaya, il kiwi.
E comunque Nostradamus, presenza ubiquitaria nelle catastrofi di ogni tipo, l'aveva predetto.
Il nemico invisibile ha provocato la pandemia, tuttora in corso,  su cui inevitabilmente la letteratura e il cinema si sbizzarriranno, ma intanto molte persone muoiono, c'è poco da scherzare, e il mezzo più efficace per sconfiggerlo è quello di non prenderlo, visto che per ora non ci sono cure molto efficaci, al di là del nostro sistema immunitario. Un po' come i russi fecero con Napoleone: scappare, fargli terra bruciata intorno, non fornirgli nessun supporto logistico perché, come nel film L'esorcista che agitò i miei sonni di quattordicenne, il virus ha bisogno di possedere un corpo, di penetrare nelle cellule umane e di propagarsi. Ecco perché dobbiamo essere asociali, stronzi e diffidenti, si spera solo per qualche settimana, anche se c'è chi ci riesce con una naturalezza invidiabile, dato il periodo.
Fuori, dicevo, ammesso che non sia già dentro di me, c'è il nemico invisibile, che oggi ho cercato di evitare durante il coraggioso gesto da espletare ogniqualvolta il contenuto del frigorifero assomigli vagamente alla particella di acqua Lete: la spesa al supermercato.
Arrivato al parcheggio, una fila ordinata e lunga come la esse del supermercato mi dà il benvenuto. La attraverso e scendo con la macchina nel parcheggio sotterraneo, mi preparo. Mi detergo le mani, infilo i guanti, la doppia mascherina, e inizio il delicato intervento. Estrazione del carrello, risalita in ascensore lindo e vuoto e profumato come mai l'ho visto in tutta la mia vita, e percorrenza a ritroso della fila di umani mascherati che mi guardano torvi e incazzati, nel timore che io possa fare delle manovre scorrette per imbucarmi a metà fila. La fila comincia da fuori, in direzione est a 300 metri dal supermercato, non puoi sbagliarti, ogni metro e mezzo c'è un essere umano e un carrello. La fila a scorrimento lento è regolata da un vigilante che elimina gli esseri superflui: una persona per carrello, gli altri aspettino in macchina, ci hanno provato, è andata male. Il bello è che mi pare che quattro giorni fa ci fosse la stessa coppia che ha tentato di entrare insieme, ma con lo stesso risultato di oggi. L'esperienza che non insegna. 
Durante lo scorrimento lento, devi  stare molto attento agli spostamenti: il tipo avanti a me mi ha guardato male quando mi sono avvicinato entro i due metri, area di rispetto, nonostante fossimo ancora all'aria aperta. 
Dentro il supermercato, la diffidenza regna giustamente sovrana: ogni volta che un articolo attira il mio interesse e c'è una persona nei dintorni, questa svicola rapidamente, o arretra fino all'inizio della corsia, perché per sopravvivere, ai tempi del coronavirus, devi considerare tutti come potenzialmente appestati . A un certo punto ho visto una signora che ho riconosciuto, nonostante il burka, l'ho salutata e abbiamo iniziato una surreale conversazione a distanza ai tempi del coronavirus(come va? eh come vuoi che vada? speriamo finisca presto, e che fai in questi giorni, peccato che sia bel tempo... eh? ah già! non si può uscire, ah ah, ma lo sai che tizio sta male, ma davvero, l'avevo visto sulle mura, oh...) che abbiamo dovuto troncare sul nascere, visto che un vigilante è passato due volte avanti e indietro colpevolizzandoci del fatto che non si possono creare assembramenti pericolosi davanti ai carciofini e al tonno. 
Prima di rientrare in macchina, tolgo la mia maschera e i guanti, e ritorno nei panni di Clark Kent. Missione compiuta, o almeno credo, spero, sì: io speriamo che me la cavo.