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mercoledì 1 aprile 2026

Le montagne russe


Tanto su, tanto giù. Quando arrivi giù, desideri la pianura padana: niente sbalzi emotivi, niente preoccupazioni. E poi ci vuole una buona dose di fortuna, anche se Appio Claudio sosteneva: "Homo faber fortunae suae". Se piovono disgrazie, è difficile ripararsi sotto un ombrello. 
Tuttavia quindici anni fa partecipai ad un corso di sceneggiatura. Il titolare del corso sosteneva che una trama, un plot (sia essa per un racconto, un film, un corto) se ondulata con alti e bassi, movimentata da spostamenti in avanti e indietro può diventare interessante, una storia piatta no. Forse è così anche nella vita, ma che fatica.

lunedì 30 marzo 2026

Una partita a scacchi

 La mattina guardo un pizzino. Un foglietto in cui ho scritto gli impegni della giornata. Cerco di stabilire la priorità di questi impegni, assegnando un numero progressivo ad ognuno di questi impegni. A volte cancello e riscrivo con la priorità corretta. Mi sembra di giocare a scacchi, ma non so contro chi. Alla sera guardo gli impegni cancellati, non rispettati o rimandati e cerco di capire chi abbia vinto. 

Preferisco stare sulla spiaggia del Tono a Milazzo, dalla mattina alla sera, senza pizzini, in buona compagnia, con un libro e un'acqua trasparente dove sei circondato da tantissimi pesciolini.

giovedì 12 marzo 2026

Un ammasso di cellule

 La scorsa settimana mi sono beccato tre giorni di influenza con febbre costante sopra i 39°. Mi è bastata questa fesseria, e lo stato conseguente di astenia, dolori, brividi, per pensare ai dolori degli altri. Di gente che conoscevo. 

A mio padre, che per undici mesi ha sofferto di continui mal di testa che duravano anche tre giorni, senza tregua. 

A mio cognato Riego, che quando le cure non hanno più funzionato, saliva le scale con un affanno insopportabile, di notte sudava inzuppando un paio di magliette, sentiva prurito continuo, e doveva sottoporsi ad una trasfusione a settimana. 

A mio fratello Mimmo, chissà che ha provato quando si è distaccata la protesi aortica provocando tamponamento cardiaco, in presenza di suo figlio Giovanni, cardiologo, che non ha potuto far niente per salvarlo. 

Siamo un ammasso di cellule, meravigliose ma delicate, complesse, e particolarmente fragili. 

lunedì 2 marzo 2026

Essere in vena

 

Era stato un bel Natale, pensò.

Ebbe la speranza, per la prima volta, che le cose si sarebbero aggiustate; chiedeva solo un po' di serenità, eventualmente qualche brandello di felicità, tutto qui. Era di ritorno da Fiumalbo, era il 25 pomeriggio, tecnicamente il Natale non era ancora finito. Erano stati tre giorni diversi, giorni in cui era riuscito a allontanare le ombre che lo accompagnavano dovunque, e gran parte del merito di questa acquisita leggerezza era dovuto ai suoi vecchi amici. Tre giorni contro tre tragici anni, una sproporzione schiacciante, ma almeno per la durata di quel viaggio stava funzionando.

Angelo stava guidando in mezzo a neve e ghiaccio, per nulla preoccupato, anzi, felicemente inzuppato dei ricordi di quei tre giorni. Stava tornando a Lucca.

Il paesaggio era in continuità con ciò che aveva lasciato a Fiumalbo; anche se le case avevano lasciato il posto ai boschi, il candore e il silenzio erano identici. Arrivò al passo delle Radici, e per tornare a casa decise di fare la strada più impervia ma più breve, in direzione San Pellegrino in Alpe, visto che il suo Suv 4x4 e le gomme da neve si stavano comportando egregiamente.

Un chilometro di salita, e arrivò al valico, da dove cominciò una ripida e scivolosa discesa; percorse solo un centinaio di metri e in mezzo alla nevicata abbondante, scorse delle luci lampeggianti. Vide una macchina ferma sul ciglio della strada con le ruote anteriori fuori della carreggiata e i finestrini appannati. Angelo si affiancò, abbassò il finestrino di destra e intravide nel sedile del guidatore una donna dall'aria atterrita che fece una specie di saluto imbarazzato, che Angelo interpretò come una richiesta di aiuto. La donna abbassò il finestrino, squadrò Angelo e con voce affannata cominciò a parlare: “Senta, mi scusi, la macchina non esce da questo fossetto, ma non è questo il problema...il più grosso, intendo...soffro di asma grave, non so se ce la faccio a...potrebbe salire dall'altra parte?”

“...Sì, certo...aspetti.” Angelo parcheggiò più avanti, arrivò con passo incerto all'auto, aprì la portiera, infine entrò. La donna era di mezza età, stava curva in avanti, e respirava in affanno, emettendo rumorosi fischi e rantoli. “Non ce la faccio a parlare molto, non respiro, soffro di asma ed enfisema, il telefono non prende, lo spray per bocca non mi fa niente.” Prese fiato e riprese a parlare, “ Senta...non so se mi può aiutare...spero di sì perché sto malissimo e non so se...”, altra pausa “Io ho sempre con me una flebo e dei farmaci che mi possono risolvere la crisi, lei è in grado di...”

“Lei...” tossì e rantolò “...lei ha un minimo di esperienza in campo medico?” “Sì, signora, sono un medico, sono uno psichiatra ma...da tanti anni non faccio più un'endovenosa...” La signora si volse speranzosa con sguardo supplichevole “Ci provi, dottore, sto tanto male...”

Angelo trasalì: “Io non so… però vista la situazione, va bene. Potrebbe spostarsi nella mia macchina? è più spaziosa…”

“ Non ce la faccio a fare un passo… ” gli rispose sgomenta.

“ Dove si trova il necessario?”

“Qui dietro, vede quella borsa sul sedile?”

Angelo aprì la borsa, accese la luce sopra lo specchietto, e intanto stava pensando. “Non faccio endovene da trent'anni, come faccio?”

Passò un minuto immobile, ripensando a quel paziente. Si era ammazzato, lui aveva escluso istinti suicidi, aveva rassicurato la famiglia, che in seguito lo avrebbe denunciato. Fu processato, poi assolto. Prese congedo, e quando rientrò in servizio, aveva perso qualsiasi sicurezza.

La nevicata, intanto, stava infuriando. Trasse un profondo respiro. “Ci provo, signora”

La donna stava già preparando il Solu-Medrol. Lui prese la flebo, tolse il coperchietto, poi aspirò con una siringa il contenuto della fiala che lei aveva preparato, e la iniettò nella flebo, poi aspirò e iniettò una fiala di Aminomal. Collegò il deflussore, aprì il rubinetto e fece uscire le bolle d'aria, e poi chiuse con il tappino.” Angelo con mani tremanti riuscì ad effettuare tutta questa procedura. “Ho fatto...”

“...dentro la borsa c'è il laccio e la butterfly, ora deve trovarmi la vena...questa è la cosa più complicata...ma ci provi dottore....”

Angelo scoprì il braccio della donna, mise il laccio e cominciò a picchiettare sul braccio, non si vedeva la vena, non si vedeva niente.

“Ci provi, dottore...”

Angelo infilò, la signora si irrigidì, tolse l'ago e la infilzò altre tre volte, alla quinta il tubicino si colorò di rosso. La signora riprese forza e speranza, e anche lui. “Dottore, grazie!” Angelo collegò i due tubicini e ruotò, poi tolse il laccio, alzò la boccia e regolò il flusso.

Dopo dieci interminabili minuti i rantoli e i fischi cominciarono a diminuire. Dopo altri dieci stava diminuendo l'affanno.

“Ero andata a trovare mio figlio, lavora in albergo a Sant'Annapelago, io dovrei lavorare domani, in un ristorante a Lucca. Il navigatore mi ha indicato questa strada, la più breve, io lo sapevo che sarei dovuta passare dall'altra strada, dal Casone; la conosco, l’ho percorsa tante volte, ma mi sono affidata come una scema al GPS…ho pensato che avrei fatto prima e perciò...poi la macchina ha cominciato a sbandare...per fortuna al fossetto l'auto si è fermata. E poi l'angoscia, la macchina bloccata...mi è venuta l'asma, sempre più forte...non passava nessuno, sarà da un’ora che sono qui… sentivo freddo e respiravo sempre peggio. Mi ha salvato la vita, dottore.

Tempo fa ebbi un attacco d'asma, andai dal mio medico, uno che mi ascolta poco. Senza nemmeno visitarmi, mi prescrisse il Bentelan e mi disse di starmene al caldo. Persi conoscenza sulla via del ritorno, sulle scale di casa. Un vicino mi vide, chiamò l'ambulanza, ero in fin di vita. Da quel giorno vado munita di questo armamentario, ma non riuscirei a trovare la vena. Grazie.”

Angelo stava impalato con la flebo che teneva alta, la guardava attento.

“Forse sono io che devo ringraziare lei. Mi ha fatto ritrovare umanità e empatia. Ho pregato per questa vena. Vengo da un brutto periodo. Spesso mi rivolgo a chat gpt per avere una conferma della mia diagnosi, mi consolo pensando che la pensione è vicina. E i dubbi mi macerano. Oggi, signora, quel tubicino colorato di rosso mi ha fatto sentire bene, e forse…forse posso ancora fare del bene con il mio lavoro.”

Il dottore si soffermò con lo sguardo sulla donna.

“Come si chiama, signora?”

“Grazia.”

“Io Angelo. Buon Natale, Grazia.”

“Buon Natale, Angelo.”

martedì 29 luglio 2025

Una bici nel cielo

 Nel 2009 feci un viaggio in bici, in Scozia. Al mio ritorno ne scrissi un resoconto a puntate in questo blog e, dopo la terza puntata mi arrivò una mail, ma che non so per quale motivo, non lessi allora. Me la scrisse Fabio, un amico fiorentino e compagno di università, che purtroppo è mancato qualche anno fa. Probabilmente la sua mail era un commento alle righe postate qui sotto, estratte da quella terza puntata. 

...Ora si scende con decisione, fino a Kyle of Localsh. E' un paese carino, forse un po' troppo cementificato, che rimane impresso più che altro come il punto di passaggio per l'isola di Skye, molto vicina, tanto che si raggiunge con un ponte a campata unica. Quando stai nel mezzo del ponte, il mare è a un centinaio di metri sotto, le vertigini sono in agguato. Nel momento in cui l'attraverso, un forte vento mugola sui piloni e gli scogli intorno sono costantemente schiumati di onde. Sono adesso sull'isola di Skye, una delle più rinomate isole al mondo....

Posto qui sotto la mail di Fabio. Un abbraccio, ovunque tu sia.

"Caro Toni, leggo sempre con piacere le cronache dei tuoi viaggi.
Questa volta volevo pregarti di diffonderti a raccontare che cosa era  
successo sul ponte, ma sinceramente non riuscivo a trovare un modo che  
non paresse insolente, o scocciante, o perlomeno strano.
Avevo deciso di lasciare perdere.
Poi mi è venuto in mente.
Te lo racconto io.

Sono le giornate lunghe, che non passano mai.
Ma è strano come non c'entra niente, uno pensa alle giornate lunghe, e  
pensa all'estate, pensa al sole, pensa quando alle dieci ancora puoi  
ancora leggere un libro, un giornale.
Le giornate lunghe sono d'inverno, quando senti battere il vento,  
quando senti fischiare il mare, quando non capisci se ti svegli, se è  
giorno o se è notte, tanto è tutto uguale.
Quella è la vera lunghezza, i giorni d'estate passano veloci, se stai  
bene. Porta una birra John! Non è ancora finita la mia vecchia, ma mi  
piace sapere di poterla finire, e subito attaccare quella nuova.
Lo sai, vero, che il mio vecchio ha lavorato tanto al faro. Erano bei  
tempi quelli, tempi strani, i tempi delle guerre, i tempi della Marina.
Passava di tutto nello stretto, ed io stavo con lui al faro, tempo  
bello, tempo brutto, estate, inverno.
Quando c'era la scuola stavo sulla terraferma e tornavo a casa il  
sabato e la domenica, e d'estate, sempre, al faro. Tanto ci pensava il  
vecchio a trovarmi da lavorare. E quando non c'era da lavorare l'isola  
era tutta mia, ammesso che fosse bel tempo. Se era brutto tempo dove  
volevi andare, stavi al faro. Il faro.
E di notte su non ci andavo, perché si dava noia alla lanterna, e poi  
di notte i bambini dovevano dormire.
Erano altri tempi, tempi diversi di ora, ci mancava tutto, ma forse  
erano meglio di adesso.
E quando il tempo non era un gran che, mi ritrovavo su di giorno,  
nella lanterna, sulla ringhiera, se il vento lo permetteva, a guardare  
il mare e le navi che passavano o che non passavano e dov'era il sole  
e come girava il vento, e tante volte ci stavo ore e mi addormentavo,  
guardavo verso l'orizzonte, sognando, imbambolato, con tutto il creato  
dentro agli occhi ed io dentro a tutto il creato.
E mi ricordo, una sera d'estate, che guardavo la Scozia e poi Skye e  
poi la Scozia, e poi Skye e non passava nessuno, e giocavo con le  
nuvole in cielo e pensavo alle vele nel mare.
E lassù nel cielo, sopra il faro, lassù nel cielo, ti giuro, io ho  
visto una bicicletta passare."

giovedì 12 giugno 2025

Aquila

"Io non ero più andato in bicicletta da che Anita mi aveva lasciato. Non vale la pena di vedere niente da soli. Se compare in cielo un'aquila, non si ha nessuno a cui dire: "Guarda!" E' solo quando si ha qualcuno a cui dirlo che l'aquila esiste."

Da "Uomini famosi che sono stati a Sunne", di Goran Tunström

lunedì 2 giugno 2025

Anni

 "Nessuno senza dubbio è contento del passare degli anni. Quando lo si festeggia, si sa che tutti quelli che partecipano sono sbreccati, incagliati, feriti, bruciati, spenti, spezzati, guariti, aggiustati, in riparazione, coperti di muschio o ripuliti, che procedono sbandando su gomme buche, l' unica cosa a posto è il loro aspetto esteriore ben curato e lustrato per l'occasione."

Da "Uomini famosi che sono stati a Sunne ", di Göran Tunström

martedì 27 maggio 2025

Velleitario

 Lo scorso sabato pomeriggio ho assistito, per puro caso oserei dire, alla presentazione di un libro di una scrittrice che avevo conosciuto una quindicina di anni fa, con cui avevo collaborato ad una avventura editoriale nominata Vibrisselibri, insieme ad altri scrittori e lettori invitati da Giulio Mozzi. Era il tempo dei blog, ormai obsoleti come quello in cui sto scrivendo adesso; l'avventura Vibrisselibri è poi naufragata, ma probabilmente ha avuto un senso parteciparvi. Nella stessa sera ho visto il film "Fuori", dedicato alla vita di Goliarda Sapienza, scrittrice di grande successo, ma solo dopo la sua morte. Tutto questo passato e presente mi hanno velleitariamente risvegliato le mie pulsioni alla scrittura, alle parole che scorrono una dopo l'altra, che vanno imbrigliate e ordinate in una stretta riga. Quelle parole che mia madre ha inciso su carta per una vita intera, quelle che ho tentato di stendere in qualche libro sconosciuto, quelle che mia figlia sta attualmente tentando di incanalare in struttura poetica originale, quelle che leggo o ascolto dal serbatoio delle grandi storie dei grandi e piccoli scrittori. Lo scorso sabato ho avvertito una tensione, un moto a luogo verso simili esperienze creative, un desiderio di rituffarmi in un gioioso e faticoso capitolo della mia vita. Ma tutto questo è troppo poco, velleitario appunto, insufficiente per ritrovare energie creative che covano in qualche angolo della mia esistenza. Prendo comunque atto di questo piccolo brivido, è stato bello. 

giovedì 3 aprile 2025

Nonostante

 C'è un'aria strana, un'inquietudine di fondo; oggi è legata perlopiù alle percentuali dei dazi sancite da Trump paese per paese, di ogni parte del mondo. Leggo che ha imposto i dazi anche in alcune isole antartiche, ricoperte per l'80% da ghiaccio e abitate solo dai pinguini, dove nessun essere umano si sognerebbe di andarci a vivere e men che meno a esportare merci. Diceva Antonio Martino, non propriamente un Che Guevara, che: "L'inizio delle guerre commerciali è un preludio alle guerre guerreggiate". Che poi di guerre ne abbiamo anche qui vicino, in  Ucraina, dove esiste un invasore e un invaso, dove sono morti 100.000 soldati e circa 80.000 morti e dispersi civili ucraini. L'Europa balbetta, tergiversa, litiga tra sé e sé, prende tempo, e ogni giorno assistiamo a questo genocidio. "Quando ascolto Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia", diceva Woody Allen. Chissà che ascoltava Putin tre anni fa. Chissà che ascolta Trump quando parla della Groenlandia. Io sto ascoltando "6 underground" degli Sneaker Pimps mentre un dardo di sole mi attraversa, mi scalda; e non ho voglia di invadere nemmeno la mia dirimpettaia. Nonostante tutto, sono grato alla vita

martedì 25 marzo 2025

Fantasmi

I miei fantasmi appaiono nei vari momenti della giornata. Sono creazioni della mia mente, sono io che li tengo in vita, probabilmente. Ma chi se ne importa. Li amo. Vedo mio padre che mi porta giù in cortile per farmi vedere il motorino che mi ha comprato, e non dice niente, ma si nutre del mio sguardo di meraviglia. Vedo la mia mamma che mi fa le polpette di melanzane, e mi dice "Non ti ritirare tardi". Mimmo che mi riporta a casa in braccio con mio pianto annesso, dopo che un macigno, scivolatomi di mano, mi ha spappolato l'unghia dell'alluce. Riego che mi sorride mentre facciamo la nuotata da Salivoli a Piazza Bovio, nonostante il puzzo di fogna che abbiamo trovato vicino alla lega navale. C'è bellezza nelle relazioni; ci sono momenti in cui non vuoi stare con nessuno: quando i conflitti, i silenzi, le incomprensioni sono il condimento del giorno. E poi dopo una curva, vedi uno scoppio d'iris. Mi mancate un po'.

martedì 11 febbraio 2025

Esplosione

L'altro giorno stavo tornando da Piombino in auto. Erano le otto passate, stava piovendo, e mi sentivo inzuppato dalla stanchezza di una lunga giornata di lavoro e altri impegni. 

In quel momento, dalla radio è uscito un coro gospel come intro, e a seguito la voce di Stevie Wonder che cantava "Love's in need of love today".

 Al di là del significato così attuale del testo di questa canzone ( ...l'odio sta girando... l'amore ha bisogno di amore oggi...non tardare... l'odio sta circolando...prima che sia andato troppo oltre....manda il tuo amore...l'amore ha bisogno di amore oggi...), mi sono esplosi dei ricordi in testa. 

Era il 1976, avevo quindici anni, e un giorno mio fratello Mimmo portò a casa una cassetta a nastro , di quelle taroccate con la copertina in fotocopia e una registrazione approssimativa, contenente questa canzone e molte altre, pagata 500 lire alla stazione di Firenze. 

Era proprio "Songs in the key of life". 

Mimmo aveva già cominciato l'università, ma nel fine settimana tornava a casa, come in quell'occasione.

Io e lui dormivamo in una minuscola camera con letto a castello. E a notte fonda, quando tornò dal sabato italiano, mise questa cassetta, una meraviglia di suoni. 

Era la prima volta che ascoltavo Stevie Wonder, questo cantante non vedente, che si permetteva di cantare, in occasione della nascita di sua figlia Aisha "Isn't she lovely?"; la vedeva meglio lui di chiunque altro. 

E io adesso sento mio fratello accanto, mentre ascolto "Pastime paradise", e spero che stia bene. L'esplosione di ricordi è deflagrata, e in mezzo a qualche scheggia appuntita e dolorosa, mi sono sentito investito e attraversato da un benefico calore.

martedì 7 gennaio 2025

Nostalgia

 

Un giorno freddo e piovoso, la ripresa del lavoro dopo le feste, il telefono che squillerà per le urgenze. Situazione ideale per far riaffiorare immagini e speranze, alcune concretizzate, altre disattese. 

In questi ultimi anni se ne sono andate via per sempre delle persone importanti, che hanno lasciato degli spazi vuoti, delle impronte, come quando togli dalla parete un quadro che è rimasto lì per tanti anni; e ogni volta che volgi lo sguardo verso la parete, avverti una piccola, impercettibile fitta allo stomaco. 

E talvolta avverti la nostalgia per periodi simili a questo per sensazioni già vissute e sperimentate. Il dolore si discioglie nella nostalgia, evapora, vola, e si riduce di quantità e intensità. La nostalgia di sorrisi, di suoni, di profumi, di cinquanta, quaranta anni fa, ma anche di cinque. 

Una corsa, un bacio, una canzone suonata insieme alla band, un film di Woody Allen al circolo delle acciaierie, una uscita anticipata a scuola, un bagno ad aprile con compagni del liceo, e rischi di affogare, inzuppato dalla nostalgia dei ricordi.

Menomale che ci sei tu, amore mio

martedì 17 dicembre 2024

Spirits in the material world

 



 
Ho un collage di ricordi di te, Maurizio, che hanno un denominatore comune: la leggerezza. 

La leggerezza del tuo racconto memorabile, che negli anni ho fatto un po' mio, di quando insieme al tuo compagno di appartamento a Firenze, sei saltato da un treno in corsa. Avevi quel modo di raccontare e quel tono di voce potente che ti proiettava nella storia. Suonava più o meno così: 

 "Avevamo preso il treno da Firenze verso le sette e mezzo, un localaccio che si ferma dappertutto, siamo arrivati a Pisa dove ci siamo risvegliati speranzosi per via di un annuncio all'altoparlante: "Treno espresso per Roma in partenza dal binario 4".  Un treno in ritardo, o un nuovo treno? Boh?, ma che importa? Via dal localaccio, siamo balzati in terra e ci siamo precipitati sul treno espresso; appena saliti il treno è partito. Che bellezza, invece di arrivare a mezzanotte, saremmo potuti scendere a Campiglia molto prima! Sorriso beato, relax. Dopo un po' passa il controllore. - Scusi, a che ora arriva il treno a Campiglia?- - Questo treno non ferma a Campiglia.-  - Nooo. Dio bono, allora a che ora arriva a Grosseto?-  - Questo treno non ferma a Grosseto. Effettua una sola fermata, Roma Ostiense.- - Noooooooo!- Il controllore ci guarda disperati, e aggiunge: - A volte i treni si fermano per soste tecniche, o semafori rossi. Ma io non vi ho detto nulla, eh.- 

Io e Michele con le borse vicino alla porta, in attesa di una qualsiasi sosta. Passa Cecina, San Vincenzo, Campiglia. Vicino a Vignale, il treno rallenta, i freni fischiano. - Ci siamo!- Il treno è quasi fermo, apriamo la porta, in attesa che si fermi del tutto. Invece no. Il treno riprende, e anche velocemente, ma io nel frattempo ho già buttato sulla ghiaia la mia borsa, decido di buttarmi a tuffo come un cow-boy, mi sfracello per terra, la giacca di montone è a pezzi, sento un dolore a una spalla, e con la coda dell'occhio vedo più avanti Michele ( a cui - forse sadicamente - avevo urlato "Buttati!") che lancia la borsa e poi se stesso mezzo sfracellato sulla ghiaia, che rotola più volte. Abbiamo percorso qualche centinaio di metri per raggiungere la stazione di Vignale, mezzi sanguinolenti, e con le giacche sbrindellate. I genitori sono venuti a prenderci, increduli. Ma dai, siamo nella storia, scesi da un treno in corsa!" E si sganascia dalle risate, e io con lui.

Una salita, Castiglion del Bosco, prima di Montalcino, una delle tante eroiche che io e te abbiamo fatto, non insieme. Quell'anno pioveva a secchiate, e ci siamo trovati alla base della salita, inzuppati di fango, e abbiamo percorso la salita insieme. Con la ruota posteriore che ogni tanto slittava su quei tornanti, e con quel tuo sorriso e le tue imprecazioni che mi hanno accompagnato su. Avevi il cappellino dell'eroica marrone, così come tutto il resto, e solo il tuo sorriso si opponeva a quel cumulo di terra che ti portavi dietro, che ci portavamo dietro. 

Un ottobre di tanti anni fa. Abbiamo deciso di preparare insieme l'esame di biochimica, eravamo entrambi a Piombino, i corsi a Firenze non erano ancora iniziati. Ci trovavamo a casa mia e a casa tua, una fatica enorme quell'esame, ma abbiamo finito in alcune settimane tutto il programma e ci siamo spostati a Firenze nell'appartamento che aveva in affitto Mimmo, mio fratello, in via di Bellariva, due giorni prima dell'esame. E la mattina prima di andare a Careggi, ci stavamo rasando la barba, e c'era una radio scassata in bagno che ci permetteva di ascoltare solo radio Krisna. "We are spirits in the material World...." e lo speaker che ogni tanto entrava nella canzone spiegando che "siamo spiriti in un mondo materiale", non riusciva a dire altro che la traduzione di questa frase, e noi canticchiando sulla voce di Sting e ridendo, ridendo, con la faccia piena di schiuma da barba. L'esame ci andò bene, e Maurizio mi propose di preparare altri esami insieme, ma io avevo a settembre fatto l'esame di ammissione a odontoiatria, andato bene, senza dire nulla al caro Maurizio, e avevo già deciso di cambiare facoltà. Ci rimase un po' male, e anche io, visto che avevo trovato un ottimo compagno di studi, e soprattutto un amico. Ma ogni tanto, rivedendoci, canticchiavamo all'unisono "We are spirits..."

Non so dove tu sia, caro Maurizio. Non ho ben chiaro se tu ci sia ancora o meno, la mia fede religiosa vacilla. Ma, ora che l'elenco delle persone che mi mancano comincia a farsi corposo e pesante, spero tanto - per vigliaccheria o per disperazione - che tu ci sia, da qualche parte, e se ci sei, spero tanto di ritrovarti. Somewhere. Spirits in the material world.

mercoledì 29 maggio 2024

Poesie della mia mamma/196

 


    A Gianni

Mi sono consolata

scrivendo e parlando di te,

grande amore della mia vita.

Ti ho amato 

ancora prima di conoscerti.

Eri così grande

che la terra non ti bastava,

ora hai anche il cielo.

Il tuo ricordo rimarrà sempre vivo

nel pensiero di chi ti ha amato.


La maggior parte di questi versi è dedicata a un grandissimo uomo

che non c'è più, 

e che è stato 

il mio unico, grande e infinito

amore.


Poesie della mia mamma/195

 

       


       Ai miei figli

Siete il centro del mio divenire,

la sintesi dei miei giorni monotoni,

il termine ultimo dei miei ideali.

Avverto i vostri continui tormenti

e le vostre inderogabili decisioni

in cui ciascuno è solo 

di fronte alle proprie scelte.

Difficoltà giornaliere

inquinate dal vuoto.

Per voi ho sognato tanto

e per realizzare il tutto

mi sono annullata

senza il minimo risparmio.

Siete il regalo più bello 

che la vita mi abbia fatto.

lunedì 27 maggio 2024

Poesie della mia mamma/194

 

          Ai miei figli


Ricordate di stare sempre uniti.

I valori non sono utopie.

Gli affetti non sono sentimentalismi.

Per vivere bisogna stare insieme.

Stare insieme serve

per crescere, per soffrire, per gioire.

Poter gioire insieme

vale qualsiasi prezzo

e qualsiasi sacrificio.

La vita vola via 

e non ci si accorge

di quanto siano preziosi i minuti

e gli attimi trascorsi

accanto alle persone care.

Valorizzate ogni istante

di queste giornate terrene.

domenica 26 maggio 2024

Poesie della mia mamma/193


  12 novembre 1978

Data in cui la storia

si divide in due parti.

Prima e dopo.

Cielo impolverato

di nuvole nere

con riverberi lucenti

che vanno a finire nel nulla.

Così la morte interrompe la vita. 

sabato 25 maggio 2024

Poesie della mia mamma/192

 

12 novembre 1978, domenica


Morivi in una giornata fredda

nell'ora in cui il sole tramonta.

Il mio squallido compleanno

era presagio della tua fine.

Tutto il creato predisponeva

una tristezza infinita.

Grande silenzio lungo le strade.

Fra le mie dita sentivo solamente

la polvere che imprigionava

le tue scarne mani.

Apparteniamo ormai 

a due rive

che non si possono più

toccare.

venerdì 24 maggio 2024

Poesie della mia mamma/191

     

La morte irrompe d'improvviso

e frantuma certezze,

arpiona la coscienza

in un grande malessere

che svuota l'animo umano.

Terremoto emotivo 

che fa da filo conduttore

a un diario di alterne sensazioni.

E' l'ouverture

a una crudele lacerazione

e a un desiderio 

di sparire nel

nulla.

Poesie della mia mamma/190


Te ne vai in un'ora

in cui sembra non ci sia

la forza di respirare.

Parlo meno di un pesce. 

Io ti curavo con tanto amore,

ma ti sei arreso.

Respirare era sempre

più difficile.

Ti mancava il fiato.

Porto con me il tuo ricordo

per tutta la vita.

E il dolore diventa sconfitta.

                Novembre 1978