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sabato 11 maggio 2013

La fine di Andreotti


Nel 1991 la rivista satirica "Cuore" lanciò ai suoi lettori la seguente proposta: "Votate le 5 cose per cui vale la pena di vivere". L'iniziativa ebbe un grande successo, e alla fine dell'anno fu pubblicato il risultato conclusivo in un numero speciale che riportava dodici pagine zeppe di desideri, dai primi posti fino a quelli votati addirittura da una sola persona. Migliaia di aspirazioni, progetti, ambizioni, tutti spediti tramite posta; è molto più facile fare un clic e spedire una e-mail oggi, piuttosto che riempire allora un tagliando, imbustarlo, comprare un francobollo e cercare una buca delle lettere. Quindi le persone che parteciparono erano anche molto determinate a farlo. Che cosa si chiedeva al genio della lampada della sinistra italiana degli anni 90? Ebbene, ai primi cinque posti del giudizio universale c'erano: l'amore, gli amici, il sesso, la figa, la fine di Andreotti.
Nulla di strano per i primi quattro, ma il quinto posto era davvero sorprendente. La fine di Andreotti aveva superato la musica, i soldi, viaggiare, la libertà, scopare, la salute.
La fine di Andreotti si è concretizzata politicamente il 6 maggio 2013, ovvero nel giorno della sua morte, tenendo conto del fatto che era senatore a vita. Pensate a coloro che avevano inserito questa "cosa per cui vale la pena di vivere" 22 anni fa: avevano una lista incompleta, ammesso e non concesso che avessero potuto vedere concretizzati gli altri quattro desideri. Alcuni di essi sono morti prima di Andreotti, altri hanno cambiato idea e non esultano. Molti di essi sono ancora vivi e non hanno cambiato idea. Sono in gran parte ultra 50-60-70enni che avranno visto cambiare per diverse volte lo stemma e il nome del loro partito, che avrebbero tristemente visto oggi Andreotti - se Andreotti avesse potuto vivere dell'altro - probabilmente militare nelle file del loro stesso partito. Che avranno fischiato  negli stadi il minuto di silenzio in ricordo di Andreotti.
Credo che la fine di Andreotti, anche se la fine, almeno biologicamente parlando, non si augura mai, fosse, in quel Giudizio Universale, un accanimento derivato da un cocktail di avvenimenti, persone e cose: di un bacio tra Andreotti e Riina, una spruzzata di sospetti sulla morte di Pecorelli, Ambrosoli, Sindona, Calvi, tanto per dirne qualcuno. Insomma, chi spedì quel tagliando nel 1991 non farà oggi salti di gioia. Ma insomma, se ha avuto la salute dalla sua parte e la pazienza di aspettare, è già qualcosa.

domenica 5 maggio 2013

Il mondo



Cominciò un altro viaggio.
Luigi lasciò la sua casa di Fucecchio nel tardo mattino di un giorno di maggio trascinando i suoi bagagli verso l'R4 bianca, il suo vanto. Erano poche le cose di cui andava fiero - era così riservato che le celava persino a sé stesso - ma la sua macchina bianca con gli adesivi di Jim Morrison e del sole che ride con la scritta " Atomkraft? Nein Danke!" era, per Luigi, un sicuro motivo d'orgoglio. Amava quei complicati finestrini e quel buffo gancio che funzionava da cambio, apprezzava quel curioso effetto "barca a vela" nelle curve. Inoltre era stato il primo acquisto non sponsorizzato dai genitori, dunque un territorio interamente suo.
Sistemò i bagagli - tendina e sacco a pelo compresi - in bauliera e partì.
Non aveva voglia di fare la superstrada, motivo per cui si diresse, per strade secondarie, verso Castelfiorentino, Certaldo, Siena.
Quella strada gli dava la possibilità di soffermare lo sguardo sulle case sparse nella campagna; preferiva quelle in cima ad una collina e su di esse fantasticava progetti e modifiche. Una qualsiasi poteva rappresentare la sintesi dei suoi desideri. Una qualsiasi: ci metteva l'aia per far razzolare le galline, un ciliegio nel lato opposto all'ingresso, un trattore - ma forse no, forse bastava la zappa e il vanghetto - e qualche migliaio di metri di terra coltivabile, la sua R4 parcheggiata all'ombra di un paio di lecci. E magari una decina di cipressetti e un cane festoso che segnavano l'arrivo a casa.
Pensava a quel mondo, ma poi gli passava, e pensava anche che non era tanto sicuro di volerlo, quel mondo.
Non era sicuro di niente.
Lambì Siena, raggiunse la Chiantigiana e proseguì verso Sant'Angelo, dove si trovava il suo amico Pietro. Pietro non si sarebbe stupito di vederlo, pensò. Un pensiero rassicurante.
E fu proprio così.
Quando Luigi arrivò alla sua casa - sul versante est di una collina a due passi da Sant' Angelo e Montalcino - Pietro stava armeggiando intorno al trattore. Aveva la sigaretta in bocca e lo sguardo concentrato su una candela. Si girò verso Luigi che stava spegnendo la macchina, poi riportò l'attenzione sulla candela che stava grattando con una spazzola d'acciaio. Luigi scese di macchina.
- Problemi? –
Pietro spostò più di lato la sigaretta e strizzò gli occhi.
- Sì, cazzo. Ma qui basta puli' le 'andele. Te, invece..-
- Già.-
- Che giri?-
- Giro, tanto per fa’.- Luigi tirò su le spalle.
- Leti'ato con Serena?-
- Sì. Ma 'un è solo quello.-
Pietro cominciò ad avvitare le candele.
- Rimani qua a dormi'? –
- Sì. –
- Metti il caffè sul fo'o che arrivo.-
Luigi prese i bagagli, salì la rampa di scale esterna che conduceva ad un portone stretto ed alto, uno di quelli con vetri opachi ed inferriate. La porta era aperta, dava direttamente su una grande stanza. Il lato destro era occupato da una cucina in muratura rivestita di mattonelle bianche e blu.
Lo stile rustico era interrotto bruscamente da una supertecnologica lavastoviglie Miele, segno di un acquisto recente. Preparò la moka, la mise sul fornello e si spostò davanti ad un finestrone sul lato opposto alla porta. Si vedevano - alla luce del tramonto - due colline lavorate a vigna, un recinto al cui interno stava pascolando un cavallo maremmano e, in lontananza, un bosco. Parve, per un istante, catturare un pensiero importante - il suo viso si illuminò - ma gli sgusciò via, così rapidamente come era arrivato.
Sentì il rumore del trattore, un paio di sgassate e nuovamente il silenzio.
- M'hai portato 'ulo - disse Pietro spalancando la porta - è partito..-
- L'ho sentito.-
- Ma 'un ne pole più, sarebbe l'ora di ri'omprallo..-
- Eh.. Soldi ce n'hai? –
- Mi'a tanti. Anzi, punti. Magari lo prendo 'r prossim'anno. A rate.-
Luigi sentì il caffè uscire - pensò al fatto che da piccolo ne imitava il borbottio - spense il fornello e si spostò sulla parete opposta; aprì una vetrina e la scrutò.
- 'Ndove l'hai messo lo zucchero?-
- Ah, è qua sotto.. - Pietro aprì uno sportello stretto a destra dei fuochi - è arrivata la mi' mamma l'artra settimana e ha messo a posto. Ora 'un si trova più un cazzo.-
Si guardarono l'un l'altro e risero.
Pietro riattaccò: - E Serena? Cazzo è successo stavolta? –
- Te la faccio breve, Pietro. E' finita.- Luigi lesse incredulità nello sguardo di Pietro. - Davvero.-
- Ma che dici? –
- E' così.-
- 'Un c'è verso..-
- No, 'un c'è verso perché è una stronza, se'ondo me. Ora però 'un ho voglia di..-
- D'accordo.- Tagliò corto Pietro, mostrando le palme delle mani.
Luigi versò il caffè nelle tazze che aveva appoggiato sul tavolo in mezzo alla stanza. Ne uscì un po' di fuori.
- Cazzo.-
- Fa niente, vai - Pietro fece un sospiro - dicevo del caffè..
Luigi vagò nella stanza con la tazza in mano fino ad appoggiarsi col sedere al muro accanto alla finestra, Pietro stava seduto al tavolo con lo sguardo basso.
- E il dottorato?-
- Niente da fare; è passato il paraculato del Franchi avanti a me. A settembre esce il concorso per le superiori. Magari lo provo. E te? Com'è?-
- Boh, son qua rintanato. Con un casino di lavoro daffa'. Ogni tanto passa 'uarcuno. E' venuta Silvia un mese fa. Ma poi vanno via tutte.-
- Eccerto, che speri? Sei 'n culo ar mondo. Hai mandato via curriculum?-
- Sì. Banfi, Antinori, Biondi Santi e altri. E' difficile 'e mi rispondano, ma poi - in caso - che faccio con questa roba? - Allargò le mani nella stanza.
- Vabbeh, di migliorie n'hai fatte. La rivendi.-
- Luigi. Qui c'è la liquidazione della mi' mamma. E ho preso anche un mutuo. Mi sto facendo un gran mazzo, ma se arriva una bella grandinata - fo per di' - sono fottuto. Artro 'e migliorie.-
- E se 'un arriva? –
- E se 'un arriva - sorrise - e se va bene fino a settembre, poi si va in cantina. E magari gli vo' ner culo all'Antinori e a tutti gli artri.-
- Bene - Luigi portò la sua tazzina nel lavello.
- Però - riprese Pietro accarezzandosi il mento con la barbetta incolta - ci dev'esse' dell'artro in questo mondo.-
- Che voi di'? –
- Boh. 'Un lo so nemmeno io.. Senti 'n po', voi rimane' un paio di settimane a rama' le viti? –
- 'Un so come si fa..-
- 'Un ci vo' la scienza. Te lo fo vedere domattina. Poi ti pago.
- Vai in culo, Pietro.-
Scoppiarono di nuovo a ridere.
- Ti darò un po' di vino, allora. –
- Eh, quello sì.-
Pietro guardò l'orologio.
- Sono le sei. Sistemati la roba in camera che poi si prepara cena. Ho i pici cor sugo e di se'ondo si pole fa' una frittata d'asparagi.-

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Dopo cena Pietro disse: -Aspetta 'n po'- Uscì dalla porta di casa con una torcia in mano e tornò dopo alcuni minuti con un fagotto. Lo aprì sulla tovaglia spargendo un mucchietto d'erba.
- Così ci si rilassa un po'.-
- 'Ndove l'hai presa?-
- Ho la mi' 'ortivazione personale sotto un tunnel di rovi. 'Un si vede nemmeno dall'eli'ottero.-
- Perché, passano gli eli'otteri per controlla'?-
- Boh. Ma 'somma 'un si vede.-
Pietro rollò la canna, la accese e la passò a Luigi.
- La senti 'om'è?- disse Pietro con un'aria beata.
Dopo un ping-pong di mezz'ora intercalato da frasi smozzicate e risolini, Pietro disse:
- Vorrei anda' alle Svalbard.-
- Che?-
- Ti fo vede', vieni.-
Andarono in camera di Pietro e si avvicinarono alla scrivania, dove c'era un mappamondo. Pietro indicò dei puntolini vicino al perno superiore che sorreggeva la sfera.
- Le Svalbard. Sono delle isole all'altezza dell'80° parallelo. C'arriva una nave rompighiaccio dalla Norvegia. Durante 'r viaggio - e che viaggio - si vedono foche, balene, orche. E sulle isole ci so' tempeste di neve, un casino di freddo. La natura incazzata..-
- E che cazzo ci fai laggiù?-
- Boh. Ci so' delle miniere. Magari trovo lavoro 'n cucina. Poi leggo, scrivo, passeggio..-
- Passeggi a 30-40 sotto zero?-
- Massì. Quando 'r tempo è bono, ho letto che passeggiano anche lì. Poi si torna 'n casa. E si parla. E si guarda fori. La grande notte polare e poi - finita la notte - il sole che s'inchioda ner cielo, l'alba infinita. O il tramonto..-
- Bisogna averci un casino di sordi per anda' lì. No?-
- Nove milioni e cinquecentomila lire solo 'r viaggio andata e ritorno.-
- Eh. Appunto. Diciannove milioni sono un casino di sordi. Ma poi se si fa ir viaggio di sola andata, son nove e mezzo in due.-
- 'Un mi di' che voi veni' anche te.-
- O vengo io o la topa della Corti. Scegli.-
- Meglio te, altrimenti col freddo che fa, 'un faccio altro che tromba' e 'un esco mai.-
Risero, risero, risero. Pareva che non dovessero più smettere. O che non volessero. Forse avevano anche paura di smettere.  Ma infine le risate si smorzarono e Pietro disse solennemente:
- Ci vorrei davvero anda', Luigi. Mi sono rotto ir cazzo.-
- Ma di 'osa 'n parti'olare? –
- Di tutto, 'un lo vedi? Io faccio finta di fa' 'r mulino bianco: la casetta, ir mangiare biologico, la vigna. Ho fatto l'università, poi ir master di du' anni in enologia, e sono qui. Se le 'ose vanno bene tra dieci anni ho finito di paga' debiti. Oppure vendo e gio'o a fa' 'r piccolo enologo da uno di quegli stronzoli.
E' così. E intanto Paola - te la ri'ordi no? coi su' 'amicioni lunghi e le su' idee sulla 'omune agri'ola -  m'ha mollato e se n'è andata cor figliolo der Pieretti, l'industriale. E beve “soft drinks” alle festicciole tra amici tutta 'ngioiellata come un arbero di Natale. E te? Voi fa' ir ricercatore, ir professore. E poi t'inculano. Te e la tu' R4. Ma che si diceva dieci anni fa io e te?
Eh? Stronzate, si diceva.-
- Boia 'ome sei incazzato.-
- Luigi, 'un ho più voglia. La vita se ne va e noi siamo qui a spera'; a spera' cosa? Di raccatta' gl'avanzi..-
- Comunque sei bello quando t'incazzi.-
- Cazzo dici?-
Luigi gli prese la mano e lo baciò sulla bocca.
- No, Luigi, io 'un..- gli si smorzarono le parole, poi abbracciò forte Luigi.
Nessuno dei due voleva mollare, così rimasero abbracciati per un tempo lunghissimo.
In piedi, davanti a quel mappamondo, davanti a quelle cazzo di Svalbard.
Con gli occhi chiusi.



martedì 23 aprile 2013

La compagnia



Domenica ventuno aprile, lungomare di Viareggio. 
Io ed altri cinque vestiti esattamente come me attraversiamo in bici la linea di partenza della Granfondo della Versilia 2013, dopo che altri 2290 circa hanno già oltrepassato quella riga. Abbiamo già fatto il vuoto, nel senso che dietro di noi non c'è nessuno. 
Non è una partenza alla Bolt, insomma, e nemmeno il proseguio della gara lo sarà; niente fascio di nervi, o proiettili umani o treni superveloci. Rimanendo in tema di mezzi di trasporto, per gran parte della gara abbiamo avuto l'ambulanza e l'auto di fine corsa immediatamente alle nostre spalle; poi per stanchezza e forature altrui, siamo riusciti a sorpassare almeno una quarantina, ma che dico?, una cinquantina di ciclisti addirittura.  Se vogliamo usare una metafora, piuttosto logora ma efficace, mi vien da pensare a "La bella tartaruga" di Bruno Lauzi. E come la bella tartaruga, noi, meglio di altri, siamo riusciti a vedere un prato d'insalata, un mare di frittata, spaghetti alla chitarra per passare la serata... Con tutto questo, non è stata certo una passeggiata, perchè ci siamo comunque sciroppati novanta chilometri in bici, le discese ardite e - soprattutto - le risalite; insomma, alla fine la fatica in bici si sente sempre. 
Ma anche noi avevamo un'impresa straordinaria da compiere: due viareggini, un camaiorese, due lucchesi e un cecinese(sembra l'inizio di una barzelletta) che si allenano molto sporadicamente insieme, con una certa disparità di mezzi, di chilometri sulle gambe e di età anagrafica si erano prefissi l'obiettivo di arrivare tutti e sei insieme al traguardo, vivi possibilmente. E aver centrato l'obiettivo, per uno come me che da giovane praticava agonismo in uno sport assolutamente individuale come i cinquemila e diecimila su pista di atletica leggera, è stata una bella soddisfazione. Una bella compagnia, che è riuscita ad amalgamare Carlo, soprattutto. 
Il momento topico è stato l'arrivo dei sei eroi in simultanea sulla linea del traguardo. Era in effetti, il nostro traguardo da raggiungere.
Ringrazio Alessio, Arturo, Carlo, Massimo e Tommaso, e li saluto con una canzone che ben rappresenta lo spirito della domenica che abbiamo trascorso.

domenica 7 aprile 2013

Tutto di me

- Hajime, ascoltami bene, - disse Shimamoto dopo una lunga pausa di silenzio. - E' molto importante e quindi ascoltami bene. Come ti dicevo prima, io non conosco mezze misure. Perciò o mi prendi così come sono o rinunci a me, non c'è altra scelta. E' fondamentale che tu capisca questo. Se sei disposto ad accettarlo, per me va bene. Io stessa non so fino a quando potremo andare avanti così, ma farò di tutto perché possa durare a lungo. Quando potrò, verrò. Quando non potrò, non verrò. Vorrei che fosse chiaro che non mi è possibile vederti tutte le volte che desidero. Forse non ti piacerà, ma se veramente non vuoi che io vada più via, non puoi far altro che prendermi così come sono ed accettare tutto, ma proprio tutto di me. Tutto quello che comporta stare con me e tutto quello che c'è in me. E anche io prenderò tutto di te. Tutto. Capisci? Capisci bene che cosa significa?
- Capisco bene, - dissi.
- E vuoi rimanere lo stesso insieme a me?
- Io l'ho già deciso, Shimamoto, - risposi. - Durante la tua assenza ci ho pensato e ripensato. Ho già preso una decisione.

"A sud del confine, a ovest del sole", di Murakami Haruki.

domenica 31 marzo 2013

giovedì 21 marzo 2013

Alle Oblate il gruppo Librarsi continua a leggere

5 marzo 2012, biblioteca delle Oblate. Una serata piacevole, come sempre. Brani che parlano di vita: nascita, feste, e soprattutto di amori che finiscono, amori che sbocciano, amori inespressi. La primavera sta arrivando.

“Sottosopra”, di Milena Agus, letto da Donatella. Che ha portato questo brano per due frasi contenute nel testo: “...Io sono allegro e sereno perché il mondo lo abito come posso” “...Quello era il lato tragico della vita. Adesso sei già sull'altro lato.”   Nel brano in questione si parla di un equivoco, un sogno d'amore svaporato all'improvviso.

  “Leonardo e il mistero del salone dei cinquecento” di Gianni Stecchi, letto da Stefano. Una scrittura abbastanza piatta e monotona. Il contenuto del testo è stereotipato, nessun guizzo, nessuna sorpresa.

“Il grande Gatsby” di Scott Fitzgerald, letto da Marco. Una festa. A Marco incuriosisce il peculiare modo di scrivere americano: così come in un certo tipo di festa, anche la scrittura salta di palo in frasca, ma con grande efficacia e in modo particolarmente brillante. Forse questo brano, scritto da un europeo, risulterebbe ridicolo.

Le pont Mirabeau, di Guillaime Apollinaire, letto da Jean. Il ponte che si crea tra le braccia di due amanti e la vita che scorre sotto,, l'amore che finisce. Il poeta contrappone a tutto ciò la sua vitalità, che ripete alla fine di ogni strofa: “...i giorni vanno, io non ancora.”

Natalia Ginzburg, Le voci della sera, letto da Cristina. Un piccolo paese, le sue nevrosi, le convenzioni a cui si deve sottostare, pena l'esclusione dalla vita sociale, dalla possibilità di trovare un buon fidanzato.

Isabelle Allende, La casa degli spiriti, letto da Toni. Nel brano in questione si affronta una nascita e il parto con due tipi di registri: quello magico, caricato di astrologia e tradizioni di famiglia, e la effettiva descrizione di un parto in casa difficile, con tutti i movimenti dei vari personaggi.

Il prossimo incontro si terrà martedì 2 aprile, alle 21,30, sempre alle Oblate. A primavera iniziata.
A rileggervi

domenica 17 marzo 2013

Undici e quarantotto


Undici e quarantotto


Ciao cara Anna, non preoccuparti per noi. E' proprio come ho risposto ieri al tuo sms. Io e Silvia stiamo bene. E la mamma pure. Fabrizio, anche. Stiamo tutti bene, stai tranquilla. L 'altro ieri sera Silvia era rimasta a cena a casa nostra. La mamma aveva mangiato solo un brodino e verdure lesse, poi se ne era andata a letto. Io e Silvia ci eravamo preparate spaghetti alle vongole, poi cocomero a volontà. Silvia era allegra, in vena di confidenze, si lamentava in modo bonario di Fabrizio, di come si addormenta sul divano, e del fatto che non ha mai voglia di uscire, nemmeno in serate afose come queste.
Dopo cena stavamo sul terrazzo, poi Silvia ha voluto vedere un quadro che avevo esposto a Camaiore, tante onde di libeccio che si frangono sugli scogli, perfino sulla cornice del quadro. Ne abbiamo parlato un po', anche Silvia ama dipingere. Si erano fatte le undici, e io stavo pensando alla successiva giornata di lavoro. "Silvia, io faccio la doccia, domani mi devo alzare presto, tu che fai?" Lei non ha battuto ciglio. Mi ha seguito in bagno, quella sera era un gioioso diluvio di parole, io ho fatto la doccia, poi mi sono messa l'accappatoio e ho iniziato ad asciugarmi i capelli. Silvia a quel punto ha deciso di tornare a casa, forse il rumore del fon le stava rovinando l'incanto.
Ora seguimi bene, Anna. Undici e trentacinque.
Silvia parte col motorino, le sorrido dal terrazzo. Torno in bagno. Prima di completare i capelli, decido di lavarmi i denti, poi il filo interdentale. Sento un boato, come il colpo finale di una serie di fuochi d'artificio. Poi altri scoppi. Devono essere fuochi, sì, è estate, è normale. Forse in qualche posto vicino festeggiano san Pietro e Paolo. Non a Viareggio, penso. Forse a Lido. Riprendo il fon in mano. Suona il telefono, quello di casa. Strano. Gli amici mi chiamano al cellulare, forse è Giulio, il fratellone che sta a Massa, quello senza orari.
"Pronto."
"Lina, sono io! Sono Silvia! Stiamo bene, ma è un casino, c'è fumo, puzza di gas, fuoco..."
"Silvia, dove sei? Che è successo?"
"Sono a casa! Ci sono fiamme qui vicino! Noi scappiamo..."
"Dove? Dove?"
"Torre Matilda, ciao tututu"
"Silvia!"
Mi infilo una maglietta e pantaloni, parto in ciabatte e capelli bagnati. Sto piangendo, ho paura. Mi avvicino alla stazione, vedo fiamme alte. Arrivo sgommando in cinque minuti al parcheggio di Torre Matilda. Vedo gente che urla e si dispera, non vedo Silvia, mi tremano le gambe. Silvia mi abbraccia da dietro.
"Lina!" mi urla. Ci teniamo strette per due minuti buoni, dietro i miei occhiali rigati di lacrime pian piano riconosco Fabrizio. Ha un paio di boxer e una canottiera. Silvia è in mutande e maglietta. Dopo la gioia di esserci ritrovati, ci guardiamo intorno. Gente scappata, sconvolta, qualcuno sdraiato sull'aiola in preda a malore. Forse una bombola di gas, forse una macchina, forse una casa. Arrivano due ragazzi con lo scooter.
"Ha deragliato un treno che portava gas, ci sono via Burlamacchi e via Ponchielli con case e auto che bruciano! E anche la passerella sulla ferrovia!" Hanno le guance arrossate, dal telefono cellulare fanno vedere un filmato a un amico. Le fiamme si vedono anche da qui, dalla torre Matilda, a cinquecento metri dalla ferrovia. Arrivano persone disperate, che cercano altre persone. Tutti in mutande. Come loro passeremo tutta la notte lì, sotto la torre Matilda.
Silvia è passata da via Burlamacchi alle undici e quarantacinque, tre minuti prima dell'esplosione. Si è salvata per tre minuti. Cara Anna, quando ti salvi per tre minuti pensi a quelli che per tre minuti non si sono salvati. Certi pensieri mi ricordano le divisioni che lasciano un resto, un resto che non sai come gestire. Due ragazzi avevano attraversato la passerella alle undici e mezza, sono tornati indietro perché uno dei due aveva lasciato il telefonino a casa dell'amico. E di quell'operaio che passava con il motorino tre minuti dopo Silvia, non se ne è trovata traccia. E oggi molte persone che stavano nelle case esplose in via Ponchielli sono ustionate al novanta per cento e moriranno nelle prossime settimane. Noi stiamo bene, Anna, ma non posso dire altrettanto della nostra, della tua città.
C'è un prima e un poi. Sul crinale c'è il ventinove giugno, alle undici e quarantotto.
Nessuno in città vuole parlare di quel fischio prolungato, di quella nuvola bianca, dell'odore acre, un boato, un altro, un altro, un altro ancora.
Qui tutti si conoscono, c'è una rete invisibile che lega i morti i feriti e i sopravvissuti. Pensa che in questa terza notte, nelle tende allestite per le centinaia di sfollati non c'era più nessuno, tutti avevano trovato ospitalità a casa di parenti amici e conoscenti.
Questa rete invisibile lavora sui ricordi. Io ho perso una ex compagna di scuola; di lei mi ricordo la sua schiaccia salata, che prendeva dal fornaio in via Regia. Poi la nipote di un mio amico - con la falda di capelli che scendeva sulla fronte, il lucidalabbra con i brillantini, le All Stars - che aveva portato ad una cena, presentandola come "il suo tesoro". Questo è il mio bagaglio di ricordi, ma sono in molti quelli che sulla schiena al posto di un fardello, hanno un macigno di disperazione.
La scorsa notte c'era un uomo seduto sul marciapiede che aveva perso la compagna nelle fiamme di Via Ponchielli: si teneva la testa tra le mani, la bocca spalancata, il viso contratto. Pareva che urlasse, ma dalla sua bocca non usciva suono.
All'ospedale Versilia, dopo l'ennesimo bambino grandemente ustionato, un pediatra ha cominciato a urlare, battere i piedi, poi ha appoggiato la testa verso le piastrelle della stanza, abbracciando il niente. Dopo dieci minuti di mattie si è rimesso all'opera.
Oggi mentre andavo al lavoro, come ieri, avvertivo il silenzio. Niente clacson, niente radio, niente trapani, cantieri, niente bambini in bicicletta che ridono e urlano. Quel silenzio, Anna, entra dentro, spacca, urla.
Noi stiamo bene, Anna. Per tre minuti di anticipo.
Un bacio.
Tua Lina

martedì 5 marzo 2013

Ipsa dixit

"Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia. "
Roberta Lombardi, neocapogruppo alla camera del movimento Cinquestelle.
Che in un intervento chiarificatore di oggi, precisa: "...Mi riferivo, facendo una analisi, al primo programma del 1919..."


Da wikipedia si legge: Un fondamentale contributo alla nascita del fascismo fu dato dal movimento dello Squadrismo, ovvero l'organizzazione di squadre paramilitari con le quali si realizzò una sistematica demolizione di sedi di partito (socialisti, popolari, comunisti) e di giornali, cooperative, case del popolo...

Se poi vogliamo pensare che tutto questo sia buono e giusto,  solo dei peccatucci veniali al cospetto del programma politico eccelso del 1919, vorrei far notare che il fascismo è durato per altri 24 anni, fino al 1943.
Sarebbe come giudicare l'operato di Landru per ciò che ha fatto nella sua infanzia, prima che degenerasse...
 

sabato 2 marzo 2013

Librarsi in biblioteca, report. A martedì 5 marzo!

Cari lettori, e cari visitatori del blog, qui sotto vi riporto un sintetico resoconto dei brani letti nelle ultime due serate di lettura che si sono svolte lo scorso otto gennaio e cinque febbraio alla biblioteca delle Oblate a Firenze. Serate piacevoli, come sempre, e vi ricordo che il prossimo incontro si terrà, sempre alla biblioteca delle Oblate, al primo piano in prossimità dalla sezione poesia, martedì 5 marzo alle 21,30. Il freddo ha allentato la morsa, è una buona occasione per uscire da casa e incontrare appassionati lettori. L'accesso è libero a tutti.
Ricordo brevemente le modalità di partecipazione: portate un testo (fotocopiato in una decina di copie) di - meglio -una, due pagine al massimo di narrativa o poesia - niente saggi -, senza che, possibilmente, compaia il nome dell'autore; dovrete leggerlo, dare poi una breve motivazione del perché avete portato quel testo rimanendo ancorati a quel testo - senza sconfinare nella vita e le opere dell'autore - e breve discussione degli altri.
Senza difendere ad oltranza quel testo, lasciarlo in balia degli altri lettori, e possibilmente non ri- intervenendo. 
E avanti un altro.
A martedì!

08/01/2013
Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar, letto da Toni. Nel brano in questione, l'imperatore Adriano intravede dei cambiamenti della città eterna tendenti alla corruzione e rovina, e si auspica che tutto ciò che Roma ha seminato nel mondo, possa non rivelarsi vano. "...Nella più piccola città, ove vi siano magistrati intenti a verificare i pesi dei mercanti, a spazzare e illuminare le strade, a opporsi all'anarchia, all'incuria, alle ingiustizie, alla paura, a interpretare le leggi al lume della ragione, lì Roma vivrà."
Lucy, di Jamaica Kincaid Ed. Adelphi, letto da Cristina. Una ragazza alla pari che proviene da un'isola dei Caraibi si trova  a New york, in una famiglia apparentemente felice. Lucy osserva e ascolta, e ad una cena si cominciano a evidenziare delle crepe nelle relazioni tra i familiari, ed anche un sottile razzismo nei confronti di Lucy . Il suo ingresso in famiglia è un elemento che accelera la corruzione della famiglia. Nel brano in questione, la ragazza vuol fare un simbolico regalo alla famiglia rivelando loro un suo sogno, ma trova dall'altra parte ostilità, invece che accoglienza.
La stazione termale, di Ginevra Bompiani, letto da Francesca. Un libro particolare; 4 personaggi che sono simbolicamente 4 facce dell'autrice. Si ritrovano in una stazione termale, ci sono dei riferimenti all'età adulta, riferimenti che l'unica bimba presente non comprende a fondo. Delle aperture qua, degli aspri conflitti là, vari personaggi femminili che incrociano le loro vite. Punti di vista che si confrontano in modo spesso pesante. Nel brano letto c'è un raro momento di leggerezza, e un momento in cui i ruoli dei personaggi sono ben definiti.
E poi Paulette..., di Barbara Constantine, letto da Marco. Brano che descrive aspetti raccapriccianti di una famiglia, come maltrattamenti dei bimbi, litigi tra i genitori piuttosto aspri. A una prima lettura un registro lieve di bambini che parlano di mottarelli, strategie di sopravvivenza a rimproveri, e anche di seni cadenti... La voce narrante del bambino è molto cinica ma leggera, un bambino che riesce in tal modo a cavarsela in una realtà terribile.

05/02/2013
Vengo da altrove, di Chahdott Djavann, edizioni Barbes, letto da Cristina. Nel brano letto, la protagonista parla del suo amore per la scrittura, della sua condizione inquietante di non sapere, lei iraniana trasferitasi a Parigi, nemmeno una parola di francese, e del suo crescente entusiasmo di acquisire una nuova lingua e di sentirsi accolta da essa, pur mantenendo le sue radici. E di riuscire a scrivere nella nuova lingua.
Lola, di Guy de Maupassant, letto da Jean. Nel brano in questione, fortemente autobiografico, l'autore stila una specie di diario in cui cerca di capire che cosa gli stia succedendo, visto che osserva un decadimento fisico e mentale, non avendo ancora appreso di essere affetto da sifilide.
Al mondo, poesie di Teresa Zuccaro(Sedna, Sleepy Hollow), Ed. Sinopia, lette da Toni. In Sedna si descrive "...un pezzo di ghiaccio di grandi dimensioni", il decimo pianeta che era sempre esistito, ma "...Le cose, per esistere, devono essere viste e nominate...". In "Sleepy hollow" si parla di una sonda che "...fotografa Marte e gli prende la temperatura. Ciò che è noto ci rassicura." In entrambe le poesie si conclude con la possibilità che una relazione tra un uomo e una donna sia paradossalmente più indecifrabile di un pianeta lontano:"...Tu sei nel Quartiere Tre, nel mio stesso crepuscolo, misterioso."

venerdì 1 marzo 2013

Una giornata particolare




 Giovedì 28 febbraio. Oggi me la sono presa libera. Ho percorso 127 chilometri in bicicletta, gran parte dei quali in mezzo alla pura bellezza. Capita di rado, ma mi occorrono giornate del genere per ridare un senso a ciò che sto facendo, per tornare a pensare alle mie passioni, per vivere con passione ciò che faccio. Ho viaggiato da solo; tra l'altro da questa strada che da Castelnuovo conduce alla galleria del cipollaio saranno passate in tutto una decina di auto. La solitudine mi aiuta, e in questo caso la neve dà un silenzio aggiuntivo, un ipersilenzio nel quale anche i pochi rumori normalmente prodotti dal bosco vengono ovattati, inglobati. Annullati. E' un silenzio nel quale ti senti nudo, spogliato dai vari strati di pelle che hai lasciato a valle. Avverti solo il tuo respiro, e piano piano ti ritrovi essenza vitale. La neve sui monti, sul ciglio della strada, per me che sono cresciuto sul mare e collinette è un miracolo. C'è un muro di neve sopra il guard-rail ormai invisibile. Tocco la neve mentre pedalo, le dita si rattrappiscono, poi un senso di freschezza legato ad un'esperienza concreta, non mediata da video o cartoline. Poi la galleria del Cipollaio, inquietante, buia, fredda, grezza sulle pareti. Ci sono anche pericolose stalattiti di ghiaccio sul soffitto. E poi, di là ancora monti con una brezza marina tiepida e rassicurante.
Alla sera ho visto "Viva la libertà" con Toni Servillo. Bellissimo. Si parla di politica vissuta con passione, questa è la parola che mi ha accompagnato oggi. Ma si parla anche della vita di tutti i giorni, sentita con passione e un pizzico di follia, spesso più lucida della rassicurante banalità. Passione per la musica, per la danza, il sesso, per le amicizie importanti della tua vita. Bisogna ripartire personalmente dalle proprie passioni, per poi rivolgersi alla gente, ai suoi bisogni con affetto e partecipazione per far ripartire la politica.

martedì 26 febbraio 2013

L'abbiamo preso in culo


Scusate il francesismo. In effetti invece di "preso" avrei potuto scrivere "accolto" o "sentito", ma, sapete com'è, ormai il titolo è fatto.
Alla camera il centro sinistra ha preso il premio di maggioranza per 130.000 voti. Considerato che il SVP(Südtiroler Volkspartei) ha preso 180.000 voti, il centro sinistra dovrà ringraziare i crucchi per aver potuto prendere il premio di maggioranza alla camera. Insomma, aiuti stranieri come il piano Marshall. 
Al senato il centro sinistra e il centro destra in parità , ampiamente sotto la maggioranza assoluta per poter governare. Ingovernabilità, insomma.
Non me lo sarei aspettato. Mi aspettavo la valanga di voti per Grillo, quella sì, anche se non di tale portata.  Un voto incazzato che è determinato dall'enorme disoccupazione, dalla sfiducia a questa classe politica, dalla disperata speranza di ottenere una facile soluzione a difficili problemi. Sì, perché non credo possibile che si possa dare 1000 euro al mese ai disoccupati, tornare alla lira, non pagare 150 miliardi di debito con l'estero. Non credo che queste possano ritenersi delle soluzioni percorribili quando stai in una comunità internazionale, con il rischio di vedere galoppare l'inflazione come negli anni 70, di veder schizzare alle stelle i mutui, di andare in default e non poter pagare gli stipendi pubblici e le pensioni. Ma insomma, anche se non condivido, comprendo la motivazione del voto al cinquestelle.
Ciò che non capisco è il 23-25% al Pdl. La concessione di ulteriore fiducia al capo di un partito che dal 1994 ha promesso, senza averlo mantenuto, un milione di posti di lavoro e meno tasse per tutti. Attualmente indagato per prostituzione minorile, per concussione aggravata. Un uomo che ha depenalizzato il falso in bilancio, che ha inventato il lodo Alfano, il legittimo impedimento. Che ha fatto i suoi interessi più che quelli della res publica. Queste cose stanno sotto gli occhi di tutti, ma nei vari siparetti dei commenti post-elettorali si elogia la "capacità comunicativa" di quest'uomo, le ultime promesse fatte in extremis(restituzione dell'IMU, condono tombale, condono edilizio, eliminazione dell'IRAP, salvo poi smentire, una volta dette, alcune di queste voci, ma ormai sono nell'aria). Ha anche comprato Balotelli per i milanisti che, si sa, anche questo aiuta. Insomma, personalmente apprezzo un uomo come Bersani, pur sconfitto, che aveva perentoriamente detto: "noi non faremo condoni". Evidentemente un italiano su cinque desidera condoni, desidera promesse, desidera fuffa. E io con questo italiano che desidera sanare il proprio garagino, che vuol incassare a nero, che vuole veder arrivare a casa propria un centinaio di euro dell'Imu, che vuol trovare la propria soluzione individuale, degli altri chissenefrega, io, con questo italiano su cinque, non voglio aver nulla a che spartire.

sabato 23 febbraio 2013

Le mie intenzioni di voto



Preparatevi ad argomenti banali.
Voterò il PD. Sarà la scelta di turarsi il naso e di votare ciò che ritengo il meno peggio. La scelta del meno peggio è, a mio avviso, un'ottima scelta se paragonata a quello che è successo negli ultimi vent'anni. Negli ultimi vent'anni ha sempre governato Berlusconi, fatta eccezione per due brevi periodi di governo Prodi, sfiduciato per ben due volte da suoi alleati( a questo proposito: se non c'era da stupirsi nel 2007 per lo strappo di Mastella, mi ricordo che ancor prima, nel 1998, mi stupii parecchio della sfiducia di Bertinotti, strenuo paladino degli interessi delle classi più deboli...che però non ha rinunciato ad auto di lusso, ufficio, e molte agevolazioni riservate ad ex presidenti di camera per dieci anni dalla scadenza del mandato). Una egemonia di vent'anni, in pratica. La mancanza di una alternanza ha fatto sì che, in primo luogo, il welfare state si sia progressivamente indebolito: minori risorse per sanità pubblica, scuola pubblica, trasporti pubblici, a fronte di un debito pubblico che ha continuato ad aumentare.
Non si è fatto niente per colpire l'evasione fiscale. Ci sono stati condoni tributari ed edilizi, appianando abusi ed omissioni, in barba a chi aveva fino a quel momento rispettato le leggi.
La situazione di Berlusconi e delle sue aziende è invece sostanzialmente cambiata. Il gruppo Fininvest, prima del 1994, era indebitato per oltre cinquemila miliardi di lire, sull'orlo del fallimento. Dopo la vittoria di Forza Italia, le banche hanno rinnovato crediti a go-go, Mediaset ha fatto il pieno di inserzionisti pubblicitari, alcune leggi ad personam hanno evitato guai giudiziari. Un tripudio.
Voterò il PD per evitare la continuazione di un'egemonia. E ammesso che vinca, più voti avrà il partito democratico e meno necessità ci sarà di doversi apparentare, in caso di risicata maggioranza, con personaggi come Casini che a suo tempo dette la benedizione a Cuffaro, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Non credo, come sostiene Grillo, che i politici siano tutti uguali; e inoltre onestà non deve essere per forza sinonimo di inesperienza. Non credo, come sostiene Grillo, che ci siano attualmente le risorse per dare ai disoccupati mille euro al mese, non credo che sia una buona idea uscire dall'euro, non credo che sia possibile non pagare il debito con l'estero. Non mi piace la sua idea totalitaria di eliminare i sindacati, il suo dileggio alla classe dei giornalisti in toto, anzi, temo questi ultimi due aspetti.
Voterò il PD sperando che abbia i numeri per governare cinque anni e per essere giudicato per ciò che avrà fatto alla fine della legislatura.

mercoledì 6 febbraio 2013

Il tuo termine di paragone

 Sto tentando di scrivere un romanzo, ne metto una pagina qui sotto:

...Antonio sta all'estremità nord di Piombino, sul limitare del bosco che divide la cittadina da Populonia. Decide di non prendere la macchina, scende di casa e comincia a correre. Il libeccio lo sferza fin dai primi passi, bene così, pensa Antonio. Accende l'Ipod e decide di non cercare di costruire mentalmente un acronimo. Vuole provare a non pensarci, a riconsiderare l'eventualità che quella sequenza di iniziali del giorno precedente fosse stato semplicemente un caso, una mutazione genetica di uno dei tanti eventi casuali della nostra esistenza che Antonio aveva arbitrariamente caricato di senso. In ogni caso, non vuole pensarci mentre corre, anche se non può fare a meno di pensare alla prima canzone della lista: “Mad World” dei Tears for fears. Una canzone in tono con il periodo che Antonio sta vivendo, appartenente ad un gruppo che Antonio ama. Nonostante si siano sciolti presto, i Tears for fears sono stati un gruppo per lui fondamentale. Nei loro lavori non esiste un lato B, sono tutte canzoni importanti. Mad world, un mondo pazzesco, menomale che ci può correre dentro. Ora Antonio sta correndo una lunga discesa, sballottato dal vento contrario. Decide di percorrere tutto il bordo mare del promontorio. C'è chi odia il vento, lui lo ama. Quando si era trasferito a Firenze per l'università – se ne accorse dopo alcune settimane di umidità e di gelo - il vento era la cosa che gli mancava di più. Ora mentre corre può rendersi conto, opponendosi o assecondando le folate improvvise, della sua tridimensionalità corporea, del suo spessore. Attraverso il vento Antonio riesce a percepire il suo corpo, il suo ingombro anche in relazione al contatto con il suolo, un impatto leggermente deviato dalla resistenza dell'aria. Improvvisamente Antonio cattura un'intuizione, forse sbatacchiata qua e là dal vento che poi gli arriva in faccia e lo costringe ad aprire gli occhi: l'aria non è uno spazio vuoto, l'aria è un magnifico contenitore, un fluido che attraverso il vento dà inconfondibili manifestazioni di sé. Più che mai l'itinerario di oggi, lungo la via litoranea ma rimanendo in città, è una specie di amarcord. Antonio raggiunge la spiaggia di Salivoli, passa davanti ad una villetta in pietra con un garage che ha il portellone esterno tinto di rosso, gli agavi sui bordi. In quel garage Antonio e la sua band hanno trascorso ore ed ore di prove musicali. Si ricorda perfettamente l'emozione della prima prova con un amplificatore, un mixer e delle casse artigianali; la gioia del volume alto, di sentire il risultato di cinque ragazzi che suonano insieme, che hanno bisogno l'uno degli altri. Il primo pezzo che provarono fu “Hot Stuff” di Donna Summer, la novità di quel momento. ..I need some hot stuff baby tonight... Anche Antonio avrebbe bisogno di roba che scotta stasera, come ne aveva bisogno anche allora. Solo che con Giulia al massimo può combinare qualcosa di tiepido, ammesso che succeda ancora qualcosa. Le barche ormeggiate nel porto turistico di Salivoli si muovono ritmicamente, le campanelle legate agli alberi producono un effetto lugubre.
Antonio sente un brivido, il libeccio proveniente dal mare lo scuote. Ora percorre il lungomare che conduce al centro città. Poi in via Amendola dove spesso alle elementari andava dal suo amico Federico, a casa sua faceva delle merende da sogno, dolce al cioccolato e frappé alla banana. Poco dopo raggiunge la chiesa dei Frati, dove si è sposato alla fine di un luglio infuocato, e poi giù per la Cittadella, che lo conduce verso le sue vecchie scuole, il liceo e poi la scuola media. E' la zona più bella di Piombino, un nucleo di viuzze costellate di vecchie case, le reti dei pescatori stese sulle inferriate, le barche issate a terra piegate su un fianco come balene spiaggiate, le panchine che costellano la scogliera. Nel vecchio porticciolo, tra gli scogli, i suoi baci con Cinzia. Ecco la salita di viale del popolo, tra piante grasse e macchia mediterranea, e poi i cancelli del cimitero sbatacchiati dal vento, cancelli e lumini che lo inquietavano molto da adolescente, quando ci correva davanti al buio. Infine il porto, dotato di vitalità e luci e rumori a qualsiasi ora del giorno e della notte; nella zona di traffico merci ricorda le navi provenienti dalla Scandinavia o alcune cariche di mistero che mostravano sul fianco della prua caratteri cirillici – quando tornava a casa guardava sull'atlante come diavolo si potesse arrivare a Piombino partendo dal mar Baltico – e gli uomini che scendevano da quelle navi, a cui Antonio appiccicava saggezza, come una medaglia al petto, per il solo fatto di aver solcato molti mari. Dal porto poi percorreva la stessa strada a ritroso, fino a casa.
Quando passeggi per una città e ti esplodono i ricordi, uno dopo l'altro, pietra dopo pietra, vuol dire che in qualunque posto del mondo tu andrai, quella città sarà sempre, nel bene e nel male, rispetto ad ogni altro luogo nel mondo, il tuo termine di paragone.

domenica 3 febbraio 2013

Dieci buoni motivi per smettere di giocare a Ruzzle. Confesso che ho ruzzato


Confesso che ho ruzzato 

Confesso:
1-  Che ho esultato nel vincere con Batuffolina2004
2- Che  quando ho perso con il vicino di casa per soli 12 punti, mi son detto tanto è un gioco. Poi ho tirato un calcio alla gatta
3- Che ho impiegato 33 minuti a fare la pipì mentre era pronta la cena, simulando poi una diarrea per giustificarmi, tirando anche l'acqua e strappando alcuni pezzi di carta igienica
4- Che di notte ho pensato alla parola straripai che non ho fatto in tempo a scrivere.
5- Che ho trascorso ore a giocare invece di dormire, saltando il giorno seguente un'uscita in bici
6- Che, visto che era saltato un appuntamento, era il momento di Ruzzle
7- Che io me lo so gestire, tanto la barba trascurata va di moda
8- Che posso smettere quando voglio, ho detto, evitando di guardare la copertina del libro meraviglioso che vorrei leggere
9- Che sono felice che esista la parola derme, digitata per sbaglio.
10 -Che ho detto tante volte "Ora arrivo", non arrivando mai 

Per questo, questo e quest'altro motivo, ho cancellato il gioco dal mio smartphone sette minuti fa e -come per la sigaretta - ho già cominciato a trarne benefici  

giovedì 31 gennaio 2013

A Cesenatico? No, grazie!



La giunta comunale di Cesenatico (pdl, lega e udc) ha deciso di rispolverare e mettere in bella mostra un busto in bronzo di Benito Mussolini. E' un'opera artistica di grande rilievo? No. E' un busto in bronzo di scarso valore artistico, come tante amministrazioni del ventennio fascista possedevano, un'opera seriale, uguale all'immagine che abbiamo nella testa del duce con mascella volitiva e sguardo sprezzante verso l'infinito e oltre. Quindi, immagino che l'intento di mettere in mostra un'opera del genere abbia fini del tutto diversi da quelli artistici.
Ho deciso che, se in futuro avessi un fine settimana o una vacanza da trascorrere nella bella Romagna, eviterò con cura di mettere piede in alberghi e ristoranti del comune di Cesenatico. E' l'unica arma che ho a disposizione per esprimere il mio dissenso, e questa uso.
Se avete un blog, potete esprimere la vostra opinione in merito, oppure spedire una mail a:

sabato 26 gennaio 2013

Lo rifarei



Nel film Invictus, durante un colloquio tra Nelson Mandela ed il capitano della squadra  nazionale sudafricana di rugby, Mandela chiede:
"Come va la caviglia, capitano?"
"Mah...nello sport non si è quasi mai al 100% della forma, signor presidente."
"Nemmeno nella vita, capitano."
Durante la maratona che ho corso a Lucca, e anche durante tutto il mese precedente, ho pensato a questo dialogo. Avevo un dolore persistente al tendine di Achille sinistro, che non prometteva niente di buono. Sia durante gli allenamenti che durante la gara. Ho resistito per un mese, cercando di allenarmi su terreni morbidi e facendo tanto stretching, e dopo la maratona mi sono fermato per capire come stavo messo al tendine. Dopo una risonanza magnetica, il verdetto: tendinosi del tratto medio del tendine di Achille. L'ortopedico mi ha consigliato di non correre più, dedicarmi alla bicicletta - che faccio comunque con piacere - o al nuoto. Al limite di corsa se ne potrebbe riparlare tra sei mesi, se c'è una buona risposta del tendine al riposo e a due cicli di terapie con onde d'urto. Se c'è. Insomma, ho appeso le scarpe al chiodo, per sei mesi o per sempre.
Quest'anno compirò 52 anni, e lo scorso anno durante i miei ritagli di tempo libero mi sono allenato per preparare la maratona. Usando la ragione, avrei dovuto interrompere la preparazione alle prime avvisaglie di dolore. Con il cuore, rifarei esattamente quello che ho fatto, anche perché non so quando avrei avuto nuovamente la possibilità di preparare una maratona nella mia vita. Sono anche contento di aver terminato la corsa nel modo più romantico: con una maratona, la corsa più bella del mondo, in mezzo al freddo, il vento e la pioggia battente, correndo gli ultimi chilometri con tanta fatica e tanta gioia. Sì, rifarei esattamente tutto allo stesso modo. Genericamente parlando, e con le dovute eccezioni, trovo detestabili le persone che non hanno mai avuto infortuni, ferite, difficoltà. Le persone che non hanno mai azzardato un margine di rischio in ciò che fanno o hanno fatto, che preferiscono mettere al sicuro i loro talenti, conservandoli, non si sa mai. Nella vita, come nello sport, non si può mai essere al 100%. E' meglio vivere, piuttosto che stare a guardare.

sabato 19 gennaio 2013

Sopra le nuvole





L'altro giorno sono uscito con la bici, non avevo una gran voglia. La piana di Lucca era immersa nelle nuvole, e il freddo umido entrava nelle ossa. Comunque, visto che c'erano sei-sette gradi, c'era la possibilità, per niente scontata d'inverno, di salire su una montagna dei paraggi, e così ho fatto. Sono andato sull'Altopiano delle Pizzorne, che arriva quasi a mille metri di altitudine. E' una salita impegnativa ma che ti consente di startene per conto tuo: spesso per dieci chilometri non incontro anima viva, e il silenzio, l'allontanamento dal chiasso della città che si sveglia sono per me un grande valore aggiunto. Si arriva, a meno di metà salita, ad un bel paesino, Matraia, un pugno di case abbarbicate chissà come sul crinale del monte. In quel punto mi trovavo avvolto dall'umidità di una nuvola bianca, che non consentiva una grande visibilità. E salendo ancora un chilometro dopo il paese, si è aperto il cielo: le nuvole stavano sotto di me, uno strato denso e bianco che si perdeva all'orizzonte, e il cielo pulito e azzurro, come una primavera fuori programma, che accoglieva solo quelli che riuscivano a salire. Sotto, l'inverno, e sopra il tepore di un sole accogliente. Ho continuato a salire, fino in vetta, rallegrato da questa sorpresa. Il Serra e le Apuane in lontananza, parevano delle isole, e le nuvole si erano trasformate in un mare infinito.

lunedì 14 gennaio 2013

Le farfalle, di Mario Quintana



Le farfalle, di Mario Quintana

Quando poniamo molta fiducia o aspettative in una persona, il rischio di una delusione è grande.
Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative, così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.
Dobbiamo bastare... dobbiamo bastare a noi stessi sempre, e quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere coscienti che stiamo insieme perché ci piace, lo vogliamo e stiamo bene, giammai perché abbiamo bisogno di qualcuno.
Una persona non ha bisogno dell'altra, esse si completano... non per essere due metà, ma per essere un intero, disposte a condividere obiettivi comuni, gioia e vita.
Nel corso del tempo, ti rendi conto che per essere felice con un'altra persona, è necessario, in primo luogo, che tu non abbia bisogno di questa persona.
Comprendi anche che la persona che ami (o pensi di amare) e che non vuole condividere niente con te, sicuramente, non è l'uomo o la donna della tua vita.
Impara a volerti bene, a prenderti cura di te stesso, e principalmente a voler bene a chi ti vuole bene.
Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino, affinché le farfalle vengano da te.
Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te.