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lunedì 2 marzo 2026

Essere in vena

 

Era stato un bel Natale, pensò.

Ebbe la speranza, per la prima volta, che le cose si sarebbero aggiustate; chiedeva solo un po' di serenità, eventualmente qualche brandello di felicità, tutto qui. Era di ritorno da Fiumalbo, era il 25 pomeriggio, tecnicamente il Natale non era ancora finito. Erano stati tre giorni diversi, giorni in cui era riuscito a allontanare le ombre che lo accompagnavano dovunque, e gran parte del merito di questa acquisita leggerezza era dovuto ai suoi vecchi amici. Tre giorni contro tre tragici anni, una sproporzione schiacciante, ma almeno per la durata di quel viaggio stava funzionando.

Angelo stava guidando in mezzo a neve e ghiaccio, per nulla preoccupato, anzi, felicemente inzuppato dei ricordi di quei tre giorni. Stava tornando a Lucca.

Il paesaggio era in continuità con ciò che aveva lasciato a Fiumalbo; anche se le case avevano lasciato il posto ai boschi, il candore e il silenzio erano identici. Arrivò al passo delle Radici, e per tornare a casa decise di fare la strada più impervia ma più breve, in direzione San Pellegrino in Alpe, visto che il suo Suv 4x4 e le gomme da neve si stavano comportando egregiamente.

Un chilometro di salita, e arrivò al valico, da dove cominciò una ripida e scivolosa discesa; percorse solo un centinaio di metri e in mezzo alla nevicata abbondante, scorse delle luci lampeggianti. Vide una macchina ferma sul ciglio della strada con le ruote anteriori fuori della carreggiata e i finestrini appannati. Angelo si affiancò, abbassò il finestrino di destra e intravide nel sedile del guidatore una donna dall'aria atterrita che fece una specie di saluto imbarazzato, che Angelo interpretò come una richiesta di aiuto. La donna abbassò il finestrino, squadrò Angelo e con voce affannata cominciò a parlare: “Senta, mi scusi, la macchina non esce da questo fossetto, ma non è questo il problema...il più grosso, intendo...soffro di asma grave, non so se ce la faccio a...potrebbe salire dall'altra parte?”

“...Sì, certo...aspetti.” Angelo parcheggiò più avanti, arrivò con passo incerto all'auto, aprì la portiera, infine entrò. La donna era di mezza età, stava curva in avanti, e respirava in affanno, emettendo rumorosi fischi e rantoli. “Non ce la faccio a parlare molto, non respiro, soffro di asma ed enfisema, il telefono non prende, lo spray per bocca non mi fa niente.” Prese fiato e riprese a parlare, “ Senta...non so se mi può aiutare...spero di sì perché sto malissimo e non so se...”, altra pausa “Io ho sempre con me una flebo e dei farmaci che mi possono risolvere la crisi, lei è in grado di...”

“Lei...” tossì e rantolò “...lei ha un minimo di esperienza in campo medico?” “Sì, signora, sono un medico, sono uno psichiatra ma...da tanti anni non faccio più un'endovenosa...” La signora si volse speranzosa con sguardo supplichevole “Ci provi, dottore, sto tanto male...”

Angelo trasalì: “Io non so… però vista la situazione, va bene. Potrebbe spostarsi nella mia macchina? è più spaziosa…”

“ Non ce la faccio a fare un passo… ” gli rispose sgomenta.

“ Dove si trova il necessario?”

“Qui dietro, vede quella borsa sul sedile?”

Angelo aprì la borsa, accese la luce sopra lo specchietto, e intanto stava pensando. “Non faccio endovene da trent'anni, come faccio?”

Passò un minuto immobile, ripensando a quel paziente. Si era ammazzato, lui aveva escluso istinti suicidi, aveva rassicurato la famiglia, che in seguito lo avrebbe denunciato. Fu processato, poi assolto. Prese congedo, e quando rientrò in servizio, aveva perso qualsiasi sicurezza.

La nevicata, intanto, stava infuriando. Trasse un profondo respiro. “Ci provo, signora”

La donna stava già preparando il Solu-Medrol. Lui prese la flebo, tolse il coperchietto, poi aspirò con una siringa il contenuto della fiala che lei aveva preparato, e la iniettò nella flebo, poi aspirò e iniettò una fiala di Aminomal. Collegò il deflussore, aprì il rubinetto e fece uscire le bolle d'aria, e poi chiuse con il tappino.” Angelo con mani tremanti riuscì ad effettuare tutta questa procedura. “Ho fatto...”

“...dentro la borsa c'è il laccio e la butterfly, ora deve trovarmi la vena...questa è la cosa più complicata...ma ci provi dottore....”

Angelo scoprì il braccio della donna, mise il laccio e cominciò a picchiettare sul braccio, non si vedeva la vena, non si vedeva niente.

“Ci provi, dottore...”

Angelo infilò, la signora si irrigidì, tolse l'ago e la infilzò altre tre volte, alla quinta il tubicino si colorò di rosso. La signora riprese forza e speranza, e anche lui. “Dottore, grazie!” Angelo collegò i due tubicini e ruotò, poi tolse il laccio, alzò la boccia e regolò il flusso.

Dopo dieci interminabili minuti i rantoli e i fischi cominciarono a diminuire. Dopo altri dieci stava diminuendo l'affanno.

“Ero andata a trovare mio figlio, lavora in albergo a Sant'Annapelago, io dovrei lavorare domani, in un ristorante a Lucca. Il navigatore mi ha indicato questa strada, la più breve, io lo sapevo che sarei dovuta passare dall'altra strada, dal Casone; la conosco, l’ho percorsa tante volte, ma mi sono affidata come una scema al GPS…ho pensato che avrei fatto prima e perciò...poi la macchina ha cominciato a sbandare...per fortuna al fossetto l'auto si è fermata. E poi l'angoscia, la macchina bloccata...mi è venuta l'asma, sempre più forte...non passava nessuno, sarà da un’ora che sono qui… sentivo freddo e respiravo sempre peggio. Mi ha salvato la vita, dottore.

Tempo fa ebbi un attacco d'asma, andai dal mio medico, uno che mi ascolta poco. Senza nemmeno visitarmi, mi prescrisse il Bentelan e mi disse di starmene al caldo. Persi conoscenza sulla via del ritorno, sulle scale di casa. Un vicino mi vide, chiamò l'ambulanza, ero in fin di vita. Da quel giorno vado munita di questo armamentario, ma non riuscirei a trovare la vena. Grazie.”

Angelo stava impalato con la flebo che teneva alta, la guardava attento.

“Forse sono io che devo ringraziare lei. Mi ha fatto ritrovare umanità e empatia. Ho pregato per questa vena. Vengo da un brutto periodo. Spesso mi rivolgo a chat gpt per avere una conferma della mia diagnosi, mi consolo pensando che la pensione è vicina. E i dubbi mi macerano. Oggi, signora, quel tubicino colorato di rosso mi ha fatto sentire bene, e forse…forse posso ancora fare del bene con il mio lavoro.”

Il dottore si soffermò con lo sguardo sulla donna.

“Come si chiama, signora?”

“Grazia.”

“Io Angelo. Buon Natale, Grazia.”

“Buon Natale, Angelo.”