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giovedì 9 ottobre 2008

Viaggio in Sicilia 8: Su e giù, su e giù




Mercoledì 8 ottobre.

Esco dall'albergo alle 9,15 ed è un record, al momento. La preparazione dei bagagli mi porta via tanto tempo, ma con il passare dei giorni sempre meno. Decido di deviare dalla statale per salire su, in cima alla parte vecchia del paese di Troina che ieri sera avevo osservato solo dalla base.

Mi fermo a fare colazione, quando esco c'è un signore anziano che sale lentamente su per la salita con un sacchetto della spesa - pane e latte - in una mano e un bastone nell'altra. Si ferma e mi guarda. Appoggia il sacchetto per terra.

"Bravo, bravo che inchiani 'a salita. Io non ce la fazzu."
"Ma insomma, anche lei non se la passa male, no?"
Fa un cenno di no. Si avvicina a me, accosta la mano alla bocca e parla, a bassa voce.
"Mi tagghiaru u cosu", indica con la mano in mezzo alle gambe.
"Mi spiace tanto"
"Avia 'nu tumori ddà. Mi apriru 'na coscia - nu tagghiu longu longu - e poi mi tagghiaru u cosu a metà. Ora aiu a fari a pipì sedutu, comi i fimmini."
Lo guardo in silenzio.
"Si tenga stritta 'a saluti, mi raccomando." Ha gli occhi lucidi.
Gli stringo la mano. "Le faccio tanti auguri"
"Grazie". Riprende il sacchetto e ricomincia a salire.

Le strade sono di vecchio acciottolato, molto bello a vedersi, un po' meno bello percorrerlo in bici. La parte vecchia ha delle case in pietra calcarea, gialla, e altre di pietra di colori dal rosa, al bianco, al grigio. Gli infissi sono di legno bianco, spesso incrostati e cadenti. ci sono molti terrazzini da cui penzola il bucato ad asciugare; dalla composizione del bucato ti puoi fare un'idea della composizione familiare. Pochi giovani, mi faccio quest'idea.
Arrivo su, ai 1130 metri. Wow. L'Etna, il gigante si sporge ad occupare una buona parte di panorama che vedi da una terrazza pavimentata con vecchi mattoni. C'è un castello normanno, che poi fu trasformato in chiesa, e poi fu restaurato, nel suo interno, in stile barocco. Un arco in pietra con volta a croce connette la chiesa con la parte laterale del castello. Entri in questo arco e vedi dei muri in pietra originali, risalenti al periodo normanno, hanno resistito ai terremoti. Scendi giù e continua la parte vecchia di case in pietra, arroccata su questa altura. Come dicevo ieri: se ti tieni al largo dalla parte nuova, qui c'è da perdersi in tempi remoti con sensazioni di bellezza che ti colgono dietro all'improvviso.
Sono le 10,30, devo ripartire. Una discesa lunga dieci chilometri, sembra di essere sull'otto volante. Arrivo ad una fiumara, sono sceso a 600 metri. ricomincia la salita fino a Cesarò, che si trova a millle. Da qui strada solitaria, sole e campi arati. Come sempre, in questi giorni. Non incontro nessuno, nessuno va a Cesarò. Alcune case abbandonate. Nemmeno un cane(questo per me è un sollievo). I giochi di luce e colore nei campi continuano anche oggi. L'altro giorno mia madre al telefono diceva:"ma quando hai visto un po' di campagna, è tutta uguale, no? Che ci vai a fare fino lì?" Non ho repliche da fare a queste argomentazioni. So solo che qui sto bene. E poi questi rilievi(mi trovo nella catena dei Nebrodi) sono tutti diversi, e la luce, e gli odori. Una campana in lontananza, di Cesarò batte le 12 e 45(fa anche i tre rintocchi dei quarti) e rompe il silenzio. La bellezza è negli occhi di chi guarda, frase logora ed abusata, ne abuso anch'io.
Cesarò è una serie di palazzoni nuovi sparsi a caso sulla collina. Niente di interessante. Comincia un'altra discesa, di dieci chilometri. Una larga fiumara segna l'inizio della provincia di Catania. L'Etna è lì, sembra ad un passo.Da qui, con salita costante ma lieve, sono diretto a Randazzo,un paese che fa parte della Circumetnea. Il paesaggio lavico si fa più scuro e brullo. I muri dei confini sono spesso fatti di pietra lavica, a secco, con un po' di cemento spalmato in cima. Arrivo alle 3 a Randazzo, ho percorso 53 chilometri. Giro nel centro storico, un bellissimo duomo (che ricorda la scuola pisana che alternava pietra serena e alabastro) fatto di pietra chiara alternata a pietra lavica. Altra discesa fino a raggiungere l'Alcantara, un fiume freddissimo ricco, intorno ad esso, di famosissimi percorsi naturalistici. E qui comincia la provincia di Messina , e i monti Peloritani, che affronterò domani. Mi fermo a dormire dopo 76 chilometri nell'insignificante Francavilla di Sicilia, punto di appoggio logistico per gli escursionisti.

Domani vorrei rivedere il mare.







3 commenti:

Cletus ha detto...

la citazione della battuta della mamma è da Oscar. Piuttosto, viste le percorrenze giornaliere, tutto a posto per l'inevitabile controllo antidoping che ti aspetta al rientro ?

claudia misasi ha detto...

ciao Toni. Ma che bello! Mi piace "visitare" la sicilia seguendoti nelle tue tappe. Dev'essere incantevole. Mentre tu pedali, qui si lavora duro, spero nel we di scrivere qualcosa di più.
Buona strada
claudia

Tonilamalfa ha detto...

@ Cletus: durante gli spostamenti ho mangiato un kit-kat per ogni ora di viaggio(la kit-kat spa è l'unico titolo in questi giorni a non aver usato pesanti perdite) e bevuto acqua con sali di potassio.
Sono pronto al controllo...
@ Claudia: al mio rientro lavorerò duro, intanto me la godo.
Un caro saluto a tutti