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domenica 16 giugno 2013

La guarigione

La guarigione

Un fatto straordinario, un evento memorabile.. questo è ciò che mi accingo a raccontarvi.
Niente lasciava presagire che cosa sarebbe successo in quel caldo pomeriggio di giugno, uno di quei pomeriggi in cui non succede mai niente, specialmente in una piccola città di mare, come tante. E neanche loro pretendevano qualcosa di speciale da quel giorno: due amici appoggiati al muretto a guardare la linea dell'orizzonte. Guardavano, ma i loro occhi giravano a vuoto.
Come il tempo in quel momento.
E anche i loro pensieri, in un loop senza fine.
Infine Stefano lacerò il silenzio aggrappandosi ad un'immagine:
- Monica..-
- Eh..-
- Ha un gran bel culo..-
- Lo so.. e allora?-
- No, niente..-
Un gabbiano passò radente al muro ed emise il suo verso di dolore. Sempre con quella specie di sorriso sul becco. Un sordo brontolio all'orizzonte - forse quelle nubi lontane - ruppe per un istante la monotonia, poi più niente.
- Ti piace, eh?-
- Chi, Monica? Eh beh.. oltretutto non è nemmeno una gallina..-
- Perché dovrebbe esserlo?-
- No, pensavo a..i soliti discorsi sul fatto che una bella fica non ha cervello, e invece..-
- Ah..-
- Invece lei è anche in gamba, accidenti..-
Si schiarì la voce per un attimo e poi continuò solenne:
- Insomma, mi piace, sì...-
Gli arrivò uno scappellotto da dietro le spalle:
- Cosa ti piace? Eh?-
Un sorriso a trentadue denti attendeva Stefano al varco. E intorno al sorriso, altrettanto luminosa, vide Monica.
- Che hai da guardare? Ti ho fatto male?-
-..No.. Ma.. quando sei arrivata?-
- Ora.. ma che ti è preso? Una commozione cerebrale? Toc-toc.. C'è nessuno in casa?-
Intervenne provvidenzialmente Simone: - No, sai.. sembrava un teletrasporto: stavamo parlando di te, ed eccoti qua..-
- Ah, parlavate male di me?-
- Certo! - Risposero in coro.
- Begli amici! Come va? Allora, lo date l'esame a fine mese?-
- Boh! Il gran caldo non aiuta, ma ci stiamo provando..-
-..Qui sul muretto..-
- Che fai la predica anche tu? No, eh..-
- Va beh.. come non detto. Comunque anch'io sto impazzendo con storia medievale.. ma oggi basta; è sabato, no?-
Si appoggiò anche lei al muretto con lo sguardo rivolto al porticciolo.
Ma che si fa qui? Si va al mare? Io il costume l'ho messo..-
- Sì.. ora si va.. ma non c'è niente di meglio da fare, no eh?- rispose Simone.
- Cosa vuoi che ci sia... Toh, c'è Andrea con la barca..-
Un piccolo e variopinto peschereccio stava entrando nel porticciolo. Accanto ad Andrea una ragazza con lunghi capelli neri al vento, una specie di bandiera dei pirati.
Stefano corrucciò lo sguardo, stava inseguendo un'idea:
- Di meglio ci sarebbe.. al mare sì, ma.. chissà se si convince..-
Un'ora più tardi erano in mezzo al canale di Piombino che ridevano come matti. Mare intorno a loro, e vento, un vento fresco di maestrale.
- Certo che sei un laido, Andrea.. venti euro per il gasolio..-
- Capirai, cinque euro a testa.. non vi lamentate troppo, eh.. sono uscito di nuovo in mare solo per voi, dovevo rientrare a studiare oggi pomeriggio.. o che volete, poi?-
Simone:- Da bere, magari..-
Monica:- E i salatini?-
- Fatela finita.. e, Ilaria, attenta a non inciampare sulle reti sennò il mi' babbo m'ammazza!-
- Tranquillo capitano, tranquillo, guida vai che sei bravo..-
Gli schizzi della prua erano un piacere, e poi i gabbiani al seguito e poi quel senso di libertà che solo il mare aperto può regalare. Stefano era raggiante. E anche gli altri, compreso Andrea che faceva il prezioso.
- Senti, ferma questa bagnarola e facciamo un bagno, dai..-
A motore spento stettero tutti e cinque in silenzio - come quando si entra in un luogo sacro - intervallato solo dal risciacquio delle onde e dal respiro del vento.
Calarono l'ancora e si misero a guardare il blu del mare che si confondeva con il blu del cielo, una specie di vertigine amplificata dal silenzio irreale; si erano fermati a ridosso di un'isoletta di scoglio di nome Cerboli. Un fazzoletto di pietra disabitato, nella parte alta dell'isola c'era una cava di pietra abbandonata, pareva che un gigante fosse passato di lì ad assaggiarne un po' con un enorme cucchiaio.
Fecero una serie di tuffi dalla barca, avvitandosi in quelle acque profonde, riemergendo rumorosamente, con schizzi e respiri ansimanti. Dopo un po' fecero una pausa, piacevolmente stanchi. 
- Si va sull'isola?- fece Monica. Si guardarono, incrociarono gli sguardi, ed arrivarono dei cenni di assenso. Erano lì a due passi, perché no?
Accostarono con la barca ad un approdo dove c'erano ancora una serie di anelli fermati su una piattaforma di cemento.
Tirarono giù i bordi di gomma, legarono le cime agli anelli e scesero. Camminarono per un po', si avvicinarono ad una specie di canale di pietra - sembrava un imbuto - che collegava la spiaggia alla vecchia cava.
Stefano guardava Monica a più riprese. Camminavano contenti tutti e cinque.
Si arrampicarono verso la cava. Cinque minuti di cammino e l'aria diventò improvvisamente scura.
- Gente, si torna via, si sta annuvolando..- fece Andrea.
Invertirono la direzione, passarono altri due minuti e scesero le prime gocce, e di lì a poco un temporale estivo si rovesciò sull’isola. Violento e stridente con il loro umore.
Affrettarono il passo per raggiungere la barca.
Poi un fulmine si abbatté su di loro. Colpì in pieno Monica. Stramazzò al suolo, esanime. E gli altri, increduli e impauriti si precipitarono verso di lei urlando.
Si piegarono su di lei Stefano e Andrea, gli altri due piangevano disperati.
- Senti il polso, Andrea! –
Stefano le aprì la bocca, le tirò fuori la lingua che era caduta indietro, poi appoggiò l'orecchio sul torace. La fibbia  metallica tra le due coppe del reggiseno, mezza bruciacchiata, gli scottava sull'orecchio.
Si sentì morire. Poi disse:
-Non batte il cuore, non respira, forza! Io faccio il massaggio cardiaco, tu butti l'aria in bocca! Daiii, cazzo! Cinque massaggi, un respiro, forza, forza!-
Per un po' continuarono, invano. La pioggia su di loro infuriava, come loro.
Ad un certo punto si fermarono. Si fermarono. Stefano si coprì il viso con le mani, Andrea si mise a piangere.
Stefano vide Monica, lì, i lineamenti del viso distesi, pensò a come era bella, ma non le era servita a niente: insultata dal fulmine, ora dalla pioggia, nessun rispetto o precedenza per la bellezza.
Poi si gettò su di lei, urlando:
- Non mi servi a niente così, non mi servi a niente, a niente..-
Cominciò a tempestarla di pugni, gli altri non reagivano, piangevano e basta.
Dopo un pugno caduto a metà torace, Monica ebbe un sussulto.
Simone urlò: - Si è mossa!-
Andrea: - Guardate, si muove il torace!-
Stefano le prese il polso, era flebile, ma il battito era ricominciato.
- Forza! Non possiamo stare qui, prendiamola di peso, andiamo, dai!-
La presero con delicatezza, una specie di bella addormentata, la portarono alla barca, la adagiarono sulle reti. Continuava a respirare. E loro speravano. Speravano e basta.
Tornarono a Piombino, intanto il temporale se ne era andato, pareva non fosse mai venuto.
La mattina dopo, in ospedale, erano lì tutti e quattro - nessuno era andato a dormire - insieme ai parenti di Monica, amici, conoscenti, un paio di giornalisti della cronaca locale. Speravano, speravano e basta.
Un'infermiera entrò in sala visite, fece un cenno a Stefano, lo fece entrare in reparto.
Entrò in quella stanzetta, la mamma di Monica gli sorrise, lo abbracciò, e si allontanò dalla stanza. Lei aveva una flebo attaccata al braccio, poi aveva un televisore davanti a lei con delle righe verdi su fondo nero che saltellavano allegramente.
- A quanto pare, se sono qui a vedere questo programma palloso, è merito tuo..-
- Come stai?-
- Bene, magari ho perso qualche neurone qua e là, ma i più antipatici. Ho ripassato mentalmente storia medievale, la so ancora, e poi mi ricordo di quando ero bambina, e mi ricordo di ieri pomeriggio quando ti ho tirato uno scappellotto in testa. Ma non c'era mica bisogno di rendermi la botta con gli interessi. E poi, sai, ieri pomeriggio ero lì da un po', dietro di voi, e mi ricordo anche di questo..-
Stefano era già commosso e arrossì, per giunta.
- Grazie, Stefano..-
In quella piccola città, sapete, non c'era un cazzo da fare, e la gente parlava, e parlò molto di  questa storia: del peschereccio, del fatto se Andrea avesse o meno la patente nautica - cazzo c'entra, poi? - di quel temporale, di Cerboli e via dicendo.
E in molti a pensare come avesse fatto Monica a non riportare esiti permanenti, se fosse stato vero quello che gli altri hanno riportato, cosa avessero potuto nascondere...la gente è così, a volte parla semplicemene perché ha la bocca.
E poi: cosa avesse potuto salvare Monica, se il caso o l'effetto piezoelettrico del colpo dato in pieno petto. Boh. Qualcuno dice che sia stato il grande amore di Stefano. Ecco, gente, a me piace pensarla così. Che il suo amore abbia guarito Monica dalla morte, almeno per un po' di anni, intendo.
Sissignore, la penso proprio così.
E un'altra cosa.
Ogni tanto vedo Stefano in giro, ripenso a quella storia di qualche anno fa, e mi viene in mente quel versetto del Talmud che fa: "Chi salva una vita, salva il mondo intero".

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