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sabato 20 dicembre 2008

Il mio cammino di Santiago - 1

--> Lo scorso anno percorsi il cammino di Santiago in bicicletta. Un'esperienza indimenticabile, che consiglio a chiunque abbia un po' di tempo e un minimo di forma fisica per camminare o pedalare tutti i giorni per una settimana, due, un mese. Ovviamente non va vista come una impresa fisica, no. Qui i visi delle migliaia di persone che incontri in tutti i periodi dell'anno, i sorrisi soprattutto, si mescolano con le strade infinite della Spagna, i cieli blu cobalto, gli alberghi del pellegrino, con la solidarietà, le strette di mano, la fatica, le gioie, i bagagli, i tuoi stati d'animo,e anche con la curiosità di sapere se un'esperienza del genere ti darà qualche feedback importante sulla tua vita, quella che riprenderai al tuo ritorno alla tua Itaca, se un'Itaca ce l'hai. Al mio ritorno scrissi un resoconto, e chiesi ed ottenni ospitalità nel blog di un amico, Marco Candida, che ringrazio. Ho pensato di riportare anche qui il mio resoconto di viaggio. Nove puntate di nove giorni per me memorabili. Per evitare l'indigestione da parte dei miei quattro lettori, ne pubblicherò uno a settimana.
Il mio cammino di Santiago

E' il primo giugno 2007.

Sto guardando dall'oblò dell'aereo la linea netta, orizzontale che suddivide il bianco delle nuvole dal blu del cielo. Sono abituato a vedere le nuvole in alto, al di sopra del mare. Queste nuvole sormontate da un blu che potrebbe essere mare mi danno l'idea che il senso comune debba essere sovvertito in questi giorni.

Sono solo. Mi tengono compagnia le parole di Pier Vittorio Tondelli, Camere separate. Comincio il libro, lui scrive:

"Un giorno, non molto distante nel tempo, lui si è trovato improvvisamente a specchiare il suo viso contro l’oblò di un piccolo aereo in volo fra Parigi e Monaco di Baviera. All’esterno, ottomila metri più sotto, la catena delle Alpi appariva come una increspatura di sabbia che la luce del tramonto tingeva di colori dorati. Il cielo era un abisso cobalto che solo verso l’orizzonte, in basso, si accendeva di fasce color zafferano o arancione zen. Inquadrato dalla ristretta cornice ovoidale dell’oblò il paesaggio gli parlava del giorno e della notte, dei confini fra i mondi della terra e dell’aria e da ultimo, allorché si accese una luce nella carlinga e su quell’olografia boreale apparve il riflesso del suo volto appesantito e affaticato, anche del sé..."

Leggo questo straordinario incipit ad ottomila metri di altezza, in Francia, avendo appena rivolto lo sguardo all'oblò, a quella terracielomaremonti, ed avevo scelto per caso questo libro - da tempo volevo leggerlo - la sera prima, a casa mia, tra i miei numerosi libri che non ho ancora letto. L'ho scelto intuendo forse l'incipit, leggendolo attraverso la copertina? Non è la prima volta che mi accade una sovrapposizione di eventi così netta, e questo mi accade con maggiore frequenza durante un viaggio. Forse non si inventano le storie, semplicemente si raccontano in modo diverso. Persino gli accadimenti sono talvolta gli stessi, è diverso l'occhio, il punto di vista, e l'andatura.

Il cammino. E' ciò che desidero fare in questi giorni.

Camminare, a modo mio.

La bicicletta sarà il mezzo, un modo di vedere, nient'altro. Il fine? Non lo conosco, per quanto voglia arrivare a Santiago, vicino a Finisterre. Il cammino, il viaggio assume un'importanza maggiore del fine, della meta. Metà, o quasi tutto, è il cammino, e l'arrivo è solo un attimo. Nel quale tutto viene inghiottito, spazzato via dal ritorno, dal senso comune che riprende il suo posto, nel quale il mare starà al di sotto delle nuvole. Ma questo avverrà il dieci giugno. Oggi è il primo giugno.

Continua a guardare fuori dall'oblò, e buen camino, Toni.

Arrivo a Biarritz alle tre del pomeriggio, dopo due tratte aeree (Pisa-Londra, Londra-Biarritz), attendo il borsone con la bici sul nastro degli "Oversize luggages". Sono solo, tutti stanno all'altro nastro, quello un po' più stretto, quello di senso comune. Arriva, me lo trascino fuori dell'aeroporto. Faccio un veloce spogliarello e mi rivesto da ciclista. Rimonto la bici, gonfio le ruote, piego e metto il borsone portabici in fondo allo zaino, attacco gli zainetti laterali sul portapacchi che sta dietro. Non trovo l'intelaiatura per poter appoggiare il borsino - quello dove ripongo mappa, soldi e documenti - sul manubrio. L'ho lasciata a Lucca. Cazzo. Dovrò per tutto il viaggio legare la borsina dietro, sullo zaino centrale. Che poi, quest'ultimo, è anche pesante, ho esagerato con i bagagli, e mi sporge oltre la ruota posteriore. Mi innervosisco, ci sono alcune gocce di pioggia. Devo andare. Chiedo ad un tassista la strada per St.Jean Pied de Port. Prima rotonda sinistra, poi prendi la seconda rotonda a sinistra e dopo tre chilometri a destra. Il problema è che per me la seconda rotonda lo era dal momento in cui ho girato alla prima, per lui era la seconda in assoluto. Me ne accorgo dopo tre chilometri. Devo tornare indietro, mi sono infognato nella trafficatissima N10 che va verso San Sebastian. Solo che non posso attraversare la strada, dovrò camminare con la bici a piedi contromano, stando attento di non essere beccato da una delle tante macchine che sta provando in pista il giro più veloce. Dopo mezz'ora ritorno al bivio che mi porta verso la D918 per St. Jean. Sono le cinque e mezzo, devo arrivare prima del tramonto, sessanta chilometri all'arrivo. Tre chilometri di traffico e smog, poi con la D918 va meglio. Saliscendi, boschi e un paesino di tanto in tanto. Ho paura. Un po' per la pioggia, temo che mi sorprenda da un momento all'altro, un po' per i bagagli - rimarranno stabili? - che mi sembrano anch'essi oversize, un po' per questa strada che a tratti va a quattro corsie - non è proprio deserta, il traffico locale aumenta vicino ai paesi - con furiose discese e lente risalite. E per la luce. Non so a che ora va giù il sole, ma spero che tramonti almeno mezz'ora più tardi che da noi.

Alcune di queste paure si affrontano sempre al primo giorno, è così, per forza.

Dopo una quarantina di chilometri mi fermo ad una patisserie-brasserie-bar. Mangio un pezzo di torta di mele, buonissima, compro acqua fresca - ero partito con una sola bottiglietta - e scambio due battute con il tedesco Fabien, che viene da Monaco e ha già percorso duemila chilometri in bicicletta, ora va verso Biarritz, risale per la via atlantica, a lui non piacciono le salite forti, e vuole avvicinarsi a Santiago guardando costantemente l'Oceano. E' da più di un mese fuori di casa, ha finito gli studi e non ha ancora cominciato a lavorare. Ci salutiamo. Buen camino, è la prima volta che me lo sento dire. La prima volta che lo dico.

Gli ultimi venti chilometri sono un saliscendi che sale più che scendere, visto che St. Jean è a 230 metri di altitudine. Mi rilasso un po', arrivo che manca un quarto alle nove. E' un bel paesino, borgo medievale, un fiume, una porta antica, è deserto, sta cominciando a piovere. L'ufficio del turismo è chiuso, non sapendo che l'albergo del pellegrino - dove mi sarei potuto fermare a dormire, ne avessi intuito l'esistenza - e la sua accoglienza sono una cosa diversa. Cerco un albergo, trovo una camera. Quando esco per mangiare piove a dirotto, il che mi rallegra. Mi ha permesso di arrivare tranquillo a destinazione, anche se non mi fa ben sperare per domani, per i Pirenei da attraversare.

Insomma, sono al punto di partenza del Camino, le sensazioni sono ambivalenti, paura, timore, curiosità, desiderio di muovermi anche se lentamente, ma non ho ancora rovesciato il senso comune, il mare è ancora sotto di me. Spero nella partenza di domattina. Spero in questo viaggio, anche se non so cosa esattamente sperare.

Leggi il mio Cammino di Santiago - 2

1 commento:

Enrico Moretti ha detto...

Sono vicedirettore di una community che raccoglie più di 600 artisti e si chiama Progetto Cicero (http://progettocicero.ning.com).
Stiamo tentando un esperimento di comunicazione on-line basato sulla creazione di comunità piccole ma dotate di una forte coesione tra i membri che viene ottenuta sia con regole di comportamento (nominalità, tolleranza, proattività ed educazione) sia con la condivisione di discussioni e ragionamenti.

Allo scopo di alimentare la discussione tra di noi e trarre ispirazione dalla stessa, abbiamo dato il via ad un concorso periodico che si chiama “Quindi-Ci” (http://progettocicero.ning.com/group/quindici).
In soldoni, ogni 15 giorni ci diamo un tema e lo trattiamo con diversi linguaggi. Le opere vengono votate dai membri del progetto e dai partecipanti al concorso. Passati i quindici giorni viene premiata l'opera col punteggio più alto.
Il tema attuale è "Il viaggio: una fuga da noi stessi per raggiungere noi stessi".

Ti scrivo in quanto parecchie tue opere potrebbero alimentare la nostra discussione, nella convinzione che quello che per te e per gli altri artisti sarebbe un secondo dedicato a postare un'opera, per noi potrebbe essere la fonte di spunti interessanti e la possibilità di aggiungere nuove menti brillanti al nostro gruppo.

Potresti in ogni caso pubblicizzare il tuo Blog e trovare persone interessanti con cui discutere.

Spero che considererai il mio messaggio come il complimento che esso è.
Un saluto

Enrico Moretti
(Vicedirettore del Progetto)

PS.
Coerentemente con i nostri obiettivi, per l’accesso alla comunità, richiediamo una registrazione, completamente gratuita, nel sito all’indirizzo http://progettocicero.ning.com/?xgi=db6QQdU , per la quale sono richiesti i seguenti dati: Nome, Cognome, Età, Residenza ed una foto del viso.