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domenica 16 novembre 2008

Non luogo



Martedì scorso, l'undici novembre, avevo qualche ora libera la mattina ed ero in dubbio se uscire in bici o no. I dubbi erano alimentati dalla pioggia, nonostante le buone previsioni per quel giorno, nonostante la buona fama dell'estate di San Martino. Verso le dieci vedo una spera di sole, sono ancora in tempo per uscire. Mi preparo, mi ingozzo con miele e marmellata, esco.

Destinazione Monte Serra, un monte che separa Lucca da Pisa. Ci vuole una mezz'ora per arrivare alla base del monte, poi salita per dieci chilometri. Al quarto chilometro mi cade il cielo addosso. Mi fermo per infilarmi il k-way, non so se tornare indietro. Non fa tanto freddo, ci sono una decina di gradi e sono accaldato dalla fatica. Decido di proseguire.

Gli scrosci d'acqua si mescolano con il rumore del torrente vicino. Poi la pioggia diminuisce di intensità, fino a stabilizzarsi in un aerosol, una pioggia fine che non fa paura, che mi consente di rimettere in moto il pensiero. La nebbia fitta, improvvisa, mi impedisce il panorama; c'è solo la striscia d'asfalto biancastra, attraversata da rigagnoli di tannino che cola dai castagni e tappezzata per buona parte da foglie secche, ormai ridotte a pappa dalla pioggia. Solo la strada, dunque, che si srotola come su un lungo tapis-roulant, il resto è tutto uguale: nebbia, foglie, asfalto, pioggia, non cambia niente.

Niente.

Sono in un non-luogo, nonostante conosca molto bene ogni singolo tornante di questa strada. Un non-luogo, un monte che potrebbe essere ovunque. Mi affiora il ricordo di Portella Mandrazzi, sui Peloritani, ero solo come adesso. Avevo valicato il passo, c'era stata una piccola scossa d'acqua, poi sbucò improvviso quel guard-rail, e su quel guard-rail una scritta dalla grafia incerta: "Mi manchi tanto". Dopo alcune ore in bici da solo e dopo una buona parte di esse senza incontrare anima viva, le categorie del pensiero si alterano. Per un attimo mi ero chiesto a chi potessi io mancare, in quel modo così disperato da doverlo scrivere su un guard-rail di una strada deserta per quasi tutto il giorno, per quasi tutti i giorni dell'anno, dopodiché la ragione mi aveva brutalmente spiegato che quel messaggio non era rivolto a me. Spero, comunque, che sia arrivato all'interessata/o. Un messaggio in bottiglia semplice, onesto, anonimo. Utile forse più a chi lo ha scritto, per ricordarselo, ogni volta che passa di lì, e lasciarsi struggere per un attimo dalla malinconia. La mancanza, la sagoma sul muro di un quadro assente, un quadro che è stato su quella parete per tanto tempo. Quel quadro che ci manca.

Arrivo in cima al Monte Serra, devo fare uno sforzo di immaginazione ulteriore per ricordare che da quel masso sotto la strada si vede Pisa e piazza dei Miracoli, Livorno, Montenero, la Gorgona, la Capraia, la Corsica e l'Elba, l'Arno.

Solo nebbia, una strada, foglie e pioggia.

Come in un sogno dalle tinte forti, rincorro un pensiero, un'intuizione importante che afferro per un attimo, ma che mi sfugge come può farlo un'anguilla. Si allontana, sempre più, fino a sparire, non c'è nemmeno la possibilità, il tempo di scriverlo.

Riaffiora la nebbia, una strada, foglie e pioggia.

1 commento:

cletus ha detto...

Toni, giuridicamente parlando, un..."non luogo a procedere", mi sembra che calzi...